Investimenti IT, ritorni 2,5 volte più dell’auto

di Lorenzo Gennari

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Paolo Angelucci, Presidente di Assinform, insiste sull'importanza degli investimenti in Information Technology intervenendo all?inaugurazione di Smau a Milano

Alle aziende e alle Pubbliche amministrazioni italiane non piace spendere denaro per l’Information Technology. E’ quanto emerge dal rapporto Assinform sulla spesa italiana in It nel 1998-2008, che vede il nostro paese crescere solo di 0,5 punti percentuali in quanto ad investimenti in infrastrutture tecnologiche e materiale informatico. Si tratta della crescita più bassa in Europa

Eppure l?Information Technology è il quarto settore industriale italiano con 97 mila imprese e 390 mila addetti. Investire in It è una priorità nazionale per riprendere a crescere e a competere. A sostenerlo è Paolo Angelucci, presidente di Assinform, che durante l’inaugurazione di Smau, ieri a Milano, ha elencato le priorità per risollevare il settore dell’Information Technology.

Si tratta, in sostanza, di punti chiave già ribaditi dal presidente in altre occasioni: dare credito alle imprese che innovano finanziamenti ai programmi strategici di Industria 2015 e Piano e-gov 2012; banda larga per le imprese e le istituzioni e incentivi per la rottamazione delle vecchie applicazioni software.

Insomma, per Angelucci, nel gettare le basi della ripresa e della competitività sul mercato globale, l?Italia, non ha scelta: deve aumentare la propria quota d?investimenti in Information Technology e portarsi rapidamente ai livelli di spesa dei principali paesi concorrenti.

Secondo il Presidente di Assinform, tali misure mirano non solo a incrementare la domanda di innovazione e a promuovere l’ammodernamento dei processi di gestione delle imprese, ma anche ad avere un grosso impatto sull?occupazione. Va considerato, infatti, che nella composizione dei prodotti It, l?intervento umano incide nella misura del 26 per cento. Ne consegue che il rinnovo delle applicazioni produce un effetto moltiplicatore sull?occupazione dell?ordine di 2 volte e mezzo maggiore rispetto a prodotti tradizionali come l?auto, in cui la percentuale di capitale umano si ferma all?11 per cento.

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