Oltre la telecamera: progettare sistemi di videosorveglianza

di Aldo Lupi

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Il diffondersi anche nelle Pubbliche Amministrazioni di sistemi di videocontrollo pone vari problemi nella loro realizzazione. Ma quali sono gli elementi da prendere in considerazione? Non tutti si possono sottovalutare...

Presso le Pubbliche Amministrazioni si assiste ad una sempre più larga diffusione dei sistemi di videosorveglianza, favorita anche dalla graduale riduzione dei costi delle tecnologie relative.

Sul mercato sono disponibili soluzioni e prodotti di tutti i tipi, che magnificano le caratteristiche di questo o quel sistema, che potrebbero indurre a sottovalutare la complessità di un’architettura del genere. In realtà, sovente la percezione relativa alla validità di un sistema di videosorveglianza si riconduce alle semplici caratteristiche delle telecamere, mentre questo aspetto costituisce solo un anello di una catena ben più complessa.

Il rischio è quello di realizzare sistemi “zoppi”, le cui carenze in alcune componenti possono inficiare il corretto funzionamento della struttura.

Il primo fattore di successo nella progettazione di un sistema efficace è quello di avere le idee chiare sugli obiettivi che si vogliono raggiungere: le finalità che ci si pone portano inevitabilmente alla scelta di una soluzione mirata, con tecnologie specifiche. Per esempio, un sistema di videosorveglianza progettato per aree esterne ha caratteristiche diverse rispetto ad uno per ambienti indoor. Nel primo caso le telecamere vanno posizionate tenendo conto delle intemperie, della luce variabile, della necessità di proteggerle da eventuali atti vandalici… Nel secondo caso, le misure note dell’ambiente da sorvegliare, la luce artificiale, le caratteristiche architetturali degli edifici spingono verso scelte differenti.

È indispensabile inoltre dimensionare correttamente tutti gli anelli della catena, per non creare un punto debole che renda inefficace l’intera soluzione. Nella trattazione che segue si prenderà in considerazione un impianto di tipo digitale, tecnologia che ha quasi completamente soppiantato quella analogica soprattutto per una migliore integrazione con la tecnologia di rete ed infrastruttura dati attualmente diffusa. Ecco le componenti di cui si deve tenere conto:

  • sottosistema di acquisizione dati: riguarda le telecamere ottiche, ad infrarosso, i sensori per la rilevazione di movimento (per attivare il processo di acquisizione dati), i sensori ambientali, i sensori anti-effrazione. Benché siano gli elementi più facilmente riconducibili al mondo della videosorveglianza, si tratta in realtà di componenti “periferiche”;
  • sottosistema di trasmissione dati: è l’insieme di elementi che trasportano l’informazione acquisita dai sensori precedenti all’unità di elaborazione, dipende dalle tecnologie trasmissive disponibili o che si devono implementare. Si parla di cavi in rame o in fibra o, in caso di installazioni lontane dall’unità di elaborazione, di sistemi wireless o tecnologie xDSL. Ognuna di queste ha dei costi differenti, nei primi 3 casi si parla di spese di investimento, mentre nell’ultimo i costi relativi rientrano nelle spese correnti. Questo è uno degli elementi più critici, perché un suo sottodimensionamento porterà necessariamente all’impossibilità di elaborare tutte le informazioni raccolte sul territorio. In fase di progettazione bisogna misurare attentamente le necessità trasmissive del sistema e acquisire le risorse adeguate;