Oltre la telecamera: progettare sistemi di videosorveglianza

di Aldo Lupi

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Il diffondersi anche nelle Pubbliche Amministrazioni di sistemi di videocontrollo pone vari problemi nella loro realizzazione. Ma quali sono gli elementi da prendere in considerazione? Non tutti si possono sottovalutare...

Oltre a questi aspetti decisionali, è importante tenere conto degli aspetti organizzativi, elemento imprescindibile per un buon progetto.

In particolare occorre ricordare che mettere il territorio sotto videosorveglianza ha un forte impatto sociale, sia per il rispetto della normativa della Privacy che per la percezione che la popolazione può avere di questa iniziativa: in alcuni casi ha portato un ottimo ritorno di immagine all’Amministrazione, che ha mostrato di tenere all’incolumità dei propri cittadini; in altri ha portato esattamente l’effetto opposto, generando una specie di “sindrome del Grande Fratello”.

Da studi effettuati in Inghilterra, nazione all’avanguardia in questo campo, è emersa l’importanza di accompagnare il progetto tecnologico con un rilevante progetto di comunicazione alla popolazione, per far comprendere ai cittadini obiettivi e finalità della cosa, rendendoli anche partecipi delle strategie decisionali attraverso il coinvolgimento dei comitati di quartiere.

Realizzare un adeguato sistema di videosorveglianza significa inoltre considerare le risorse umane coinvolte nel suo utilizzo. Si tratta di un’architettura complessa che funge da supporto alle decisioni, non di una cura per tutte le malattie. Occorre quindi formare e destinare personale per sfruttarne le funzionalità e mantenerla in efficienza, altrimenti si rischia di comprare la classica Ferrari per tenerla in garage.

Due parole infine sulla Privacy e sulle indicazioni del Garante. Quasi tutte le multe date dal Garante per un uso improprio del sistema di videosorveglianza sono dovute all’omissione dell’informativa della privacy presso i luoghi sorvegliati, il classico cartello che indica la presenza del sistema: su questo si devono indicare le finalità della videoacquisizione, per cui tali finalità devono essere chiare e ben definite.

Esistono inoltre alcune limitazioni all’uso di sistemi di videosorveglianza, sia di tempo che di spazio. Anzitutto la durata della conservazione delle riprese di solito è di 24 ore, con deroga per festività o chiusura degli uffici. Sono previste eccezioni particolari in cui si può arrivare a 7 giorni o anche di più, ma dipende da casi specifici o attività investigative.

In secondo luogo si deve assolutamente evitare di poter effettuare riprese su edifici privati, quando sia possibile l’identificazione dei tratti somatici delle persone. Inoltre, anche se le telecamere non riprendono edifici privati, la funzionalità di dette telecamere deve essere limitata alle finalità prefissate; riprendere altre zone rischia di violare il principio di proporzionalità.

Aldo Lupi lavora come consulente ICT per Enti locali. Si occupa di gestione e coordinamento dei sistemi informatici. È specializzato nello sviluppo e la realizzazione di progetti ad alta innovazione tecnologica. Collabora con il Gruppo Si.Net Informatica.

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