Scuole interessate all’open source

di Marianna Di Iorio

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Gli istituti scolastici sono sempre più interessati ad utilizzare software e servizi open source, ma non abbandoneranno quelli proprietari. Lo dimostra uno studio pubblicato da Datamonitor

Nei prossimi anni, le scuole e le università investiranno di più sui software e i servizi open source, ma non metteranno da parte le soluzioni proprietarie.

A rivelarlo è uno studio di Datamonitor, condotta intervistando vendor e corpo docenti di 14 Paesi, tra cui figurano l’Italia, gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia e la Germania.

Secondo la società di ricerche, entro il 2012 gli istituti scolastici spenderanno in software open source una somma pari a 489,9 milioni di dollari. Una cifra di gran lunga superiore rispetto a quella già raggiunta (286,2 milioni di dollari).

Ad ogni modo, gli investimenti per acquistare soluzioni proprietarie non si fermeranno. Basti pensare che, attualmente, il settore dell’educazione ha speso già 9 miliardi di dollari nell’IT.

Ma cosa spinge gli educatori verso questa direzione? Secondo Justin Davidson, analista di Datamonitor, i docenti sono attratti dal software libero perchè sentono di avere maggiore controllo sullo sviluppo delle applicazioni.

Inoltre, «alcuni istituti sentono di avere un maggiore ritorno sugli investimenti dai software open source», ha aggiunto ancora Davidson.

In minima parte, ci sono anche quelle scuole che decidono di utilizzare soluzioni non proprietarie soltanto per il desiderio di non far arricchire le grandi compagnie.

Ad ogni modo, ha aggiunto infine l’analista, entrambe le soluzioni si completeranno a vicenda, a seconda delle necessità delle singole scuole. «Non è la morte del software proprietario», ha così dichiarato.

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