Stuxnet colpisce l’Iran, pericolo per le centrali nucleari ma già pronto un antivirus

di Giuseppe Cutrone

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L’Iran ha ammesso di essere sotto l’attacco di quella che per molti è una vera e propria guerra cibernetica. Le autorità di Teherann hanno infatti rilasciato un comunicato in cui si conferma come 3.000 computer sono stati infettati dal supervirus “Stuxnet”, una minaccia in grado di attaccare i sistemi informatici di industrie e altri enti con il rischio di causare danni materiali agli apparati.

Ad essere a rischio sono infatti i sistemi informatici utilizzati per gestire e monitorare impianti fisici di vario tipo (sistemi indicati con l’acronimo SCADA), come impianti di automazione industriale e perfino le centrali nucleari al centro di una forte polemica internazionale che negli ultimi tempi ha coinvolto l’Iran e la Comunità Internazionale.

Proprio alle centrali nucleari iraniane sono legate le maggiori preoccupazioni dei rappresentanti della Repubblica Islamica, tanto che il responsabile della centrale di Bushehr, Mahmud Jafari, si è affrettato ad assicurare che nessun apparato è stato danneggiato, aggiungendo che una squadra sta già provvedendo a ripulire i computer infettati.

Dall’Iran fanno sapere infatti di essere riusciti a preparare un apposito antivirus per distruggere Stuxnet, una minaccia già conosciuta da qualche mese, dato che già lo scorso giugno si era “distinto” per essere riuscito ad infettare i sistemi informatici della Siemens che monitorano piattaforme petrolifere, oleodotti e centrali elettriche nel Paese.

Assicurato che il virus non intaccherà il programma nucleare iraniano, le autorità di Teheran non hanno quindi mancato di aprire il fronte delle polemiche, con Mahmud Liayi, responsabile per la Tecnologia informatica al ministero dell’Industria, che ha chiaramente parlato di guerra elettronica contro l’Iran lanciata da uno stato straniero:

Uno Stato straniero che vuole distruggere l’Iran. Una guerra elettronica è stata lanciata contro di noi.

Il virus viene definito dagli esperti molto sofisticato e questo aspetto lascia aperto il campo all’idea che a realizzarlo non sia stato un semplice cracker, per quanto bravo possa essere stato, ma un team vero e proprio in grado di ricevere sostanziose risorse economiche per sostenere la preparazione del codice dannoso.

In questo senso, da parte iraniana non mancano già due principali indiziati: Israele e Stati Uniti, visti come i possibili “mandanti” dell’attacco. Seguiranno di certo polemiche, smentite e accuse a questa che sembra la prima scaramuccia di una vera e propria guerra cibernetica.