Matteo Renzi e la riforma della PA

di Teresa Barone

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Lavoratori statali equiparati ai dipendenti pubblici e dirigenti della PA a tempo determinato: alcuni punti chiave della riforma renziana.

Una riforma al mese a partire da febbraio, passando per il sistema elettorale, il lavoro, il fisco e la Pubblica Amministrazione: questa la promessa del segretario del Pd e premier incaricato Matteo Renzi, che ha annunciato un programma fitto di consultazioni e novità incentrato anche sulla semplificazione e la sburocratizzazione della PA.

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Sarà maggio il mese dedicato alla revisione della Pubblica Amministrazione, trenta giorni in cui potrebbe essere attuata una vera e propria rivoluzione basata sulla razionalizzazione della spesa così come sull?introduzione di nuove normative relative al lavoro statale.

Renzi annuncia infatti l?equiparazione tra i lavoratori statali e i dipendenti attivi nelle aziende private, in modo tale da consentire l?utilizzo degli ammortizzatori sociali per soddisfare esigenze di riduzione del personale: una riforma che porrebbe fine al?intoccabilità dei dipendenti pubblici.

Gli stessi dirigenti statali diventerebbero licenziabili esattamente come i manager privati, titolari di incarichi non superiori a sei anni e quindi di contratti a tempo determinato non rinnovabili in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi.

Anche gli stessi Tar protagonisti delle cause di lavoro potrebbero non esistere più, sostituiti da giudici ordinari esattamente come avviene in ambito privato.

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Dalle prime indiscrezioni relative all?agenda renziana si apprende anche della possibile eliminazione del Ministero della Pubblica Amministrazione, le cui funzioni sarebbero affidate a un sottosegretario.