Scuola, in Italia poca internazionalizzazione

di Barbara Weisz

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Lo rileva il Rapporto di Intercultura, ma il 50% delle scuole partecipa a progetti internazionali. La giornata europea del dialogo interculturale e l'evento del primo ottobre: leggiamo un libro, all'improvviso.

Poco più che sufficiente, si potrebbe dire traducendo in giudizio il voto numerico, che è 6,3. A chi è stato dato? Alla scuola italiana, anzi nello specifico al suo livello di internazionalizzazione. La pagella si trova nel Rapporto dell’Osservatorio nazionale sull’internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca realizzato da Ipsos per conto della Fondazione Intercultura e di Telecom Italia. L’indagine è stata condotta su un campione di 402 presidi di tutta Italia e 892 professori di sette regioni (Lombardia, Friuli, Toscana, Marche, Molise, Campania e Basilicata).

In estrema sintesi, i risultati mostrano miglioramenti sul fronte dell’internazionalizzazione della scuola italiana, con un istituto su due che nel corso dell’anno scolastico 2010-2011 ha partecipato ad almeno un progetto internazionale. Ma evidenziano anche un allargamento della forbice fra Nord e Sud, una scarsa efficacia di queste esperienza in termini di valorizzazione all’interno dei programmi scolastici italiani, diffidenze da parte dei docenti, carenze di finanziamenti.

Nel Sud e nelle isole la partecipazine ai progetti internazionali è diminuita al 47%, dal 57% del 2009, mentre il nord registra incrementi dal 3 al 6%.

Un dato positivo è rappresentato dall’aumento del numero delle scuole che applicano il Clil, cioè l’insegnamento di almeno una materia in lingua straniera (che in genere è l’inglese): sono il 23%, contro il 20% di due anni da, e soprattutto risulta un notevole incremento degli istituti professionali, passati dal 7 al 20%.

C’è poi un 39% di scuole che prevede l’insegnamento di almeno tre lingue, in alcuni casi è prevsito anche il cinese. Infine, è aumentato del 34% in due anni il numero di studenti che ha partecipato ad un programma di mobilità individuale all’estero per un periodo da tre mesi all’intero anno scolastico: per la precisione, sono partiti 4mila700 studenti delle superiori (che pero’ restano pochi sul totale di 2,5 milioni della popolazione scolastica delle scuole superiori).

Gli elementi che maggiormente frenano questo tipo di esperienze sono l’assenza di certezze su come funzionano poi in termini di risultati scolastici: anzi, in genere si rileva una difficoltà degli studenti a riallinearsi con i programmi nel momento in cui tornano. Qui interviene una certa diffidienza degli insegnanti, che spesso non premiano le competenze acquisiste ma insistono sul mancato rispetto dei programmi. Questo succede più frequentemente con i professori di materie scientifiche, 40%, mentre la stragrande maggioranza dei docenti di materie umanistiche sono favorevoli a queste esperienze ritenendole importanti per la crescita della persona, 749%, e per le competenze acquisiste, 74%.

I presidi nel 36% dei casi lamentano mancanza di fondi, il 20% sottolinea la scarsa disponibilità degli insegnanti, il 10% parla di mancanza di tempo un’analoga percentuale di difficoltà economica delle famiglie.

Da sottolineare che oggi, 29 settembre, è la quarta giornata europea del dialogo interculturale, promossa da Intercultura e dallae altre associazioni dell’Efil (European Federation of Intercultural Learning). Ricco il calendario degli eventi, un po’ in tutta Italia. Ci sono anche appuntamenti interessanti per i prossimi giorni: ad esempio, il primo ottobre ci sarà “freeze-book: leggiamo un libro, all’improvviso”. Alle 17 in contemporanea in diverse capitali europee, fra cui Istanbul, Amburgo, Bruxelles, Praga, Lisbona, e in Italia Milano (Piazza del Duomo) e Roma (Piazza di Spagna), una performance originale: tutti i partecipanti a un segnale convenuto si fermano, e restano immobili, poi a un altro segnale, improvvisamente iniziano a leggere un libro, ognuno nella propria lingua. Il libro deve riguardare il dialogo interculturale.

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