Pirateria digitale, Fia e Uni Mei lanciano allarme

di Lorenzo Gennari

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I rappresentanti dei lavoratori delle industrie creative europee hanno presentato a Bruxelles uno studio sull'impatto economico già provocato dalla pirateria. In Europa sarebbero a rischio più di un milione di posti di lavoro

L’allarme sui danni provocati dall’aumento della pirateria è stato lanciato oggi a Bruxelles dai sindacati europei delle industrie creative, inclusi Uni Mei (media, intrattenimento ed arti) e Fia (audiovisuali).

Lo studio presentato è quello commissionato alla società indipendente Tera Consultants che, oltre al danno economico già registrato negli utlimi anni prevede, entro il 2015, perdite fino a 240 miliardi di euro. Secondo l’indagine, nel 2008 le industrie creative dell’Ue (cinema, musica, televisione e software), hanno offerto un contributo pari al 6,9% o a circa 860 miliardi di euro al totale del Pil con una quota del 6,5% dell’occupazione totale dell’Ue, pari a circa 14 milioni di lavoratori.

Tera ha ipotizzato due scenari possibili entro i prossimi 5 anni, basandosi sulle previsioni del traffico Internet di Cisco System ed ipotizzando che non venga presa alcuna misura per arginare la pirateria. Il primo è quello in cui la pirateria digitale aumenti proporzionalmente al traffico del file-sharing; con questo ritmo il settore registrerebbe nel 2015 perdite nella produzione musicale, film, serie tv e software per circa 32 miliardi di euro. La perdita dei posti di lavoro in Ue sarebbe invece di circa 610 mila unità.

Il secondo scenario tiene conto sia dello scambio di file, sia dell’attività di streaming online. Le cifre, in questo caso, arriverebbero a ben 56 miliardi di euro di perdite e, in termini di posti di lavoro, si tratterebbe di una riduzione di circa 1,2 milioni di unità entro il 2015.

Le associazioni degli industriali del settore musicale aderenti a Confindustria, Afi, Fimi e Pmi, insieme alle maggiori organizzazioni sindacali italiane del settore, Slc Cgil, Sai – Sindacato attori italiano, Fistel Cisl e Uil – Unione Italiana Lavoratori, alla luce dello studio, hanno chiesto un forte intervento di contrasto ad un fenomeno che, sempre secondo le associazioni: «rischia di distruggere il settore creativo».

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