Confindustria: Italia poco “digitale”

di Lorenzo Gennari

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Secondo i dati dell'Osservatorio "Italia Digitale 2.0", realizzato da Confindustria, nelle aree e dei distretti industriali resta il digital divide tecnologico

È stato presentato oggi dal presidente di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, Stefano Pileri, alla presenza del ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, il rapporto 2009 dell?Osservatorio “Italia Digitale 2.0” realizzato da Confindustria in collaborazione con il Dipartimento per la digitalizzazione della Pubblica amministrazione e l?innovazione tecnologica.

Durante la presentazione, Pileri ha sottolineando «il fondamentale ruolo di stimolo che la Pubblica Amministrazione ha nello sviluppo di servizi pubblici e privati a cittadini e imprese, al fine di migliorare nettamente le condizioni dei cittadini e delle imprese e portare consistenti risparmi alla spesa pubblica corrente».

Il presidente ha proseguito sollecitando affinché «a fianco dello sforzo che il Paese sta compiendo per superare il digital divide, venga accelerata la realizzazione di infrastrutture di telecomunicazioni di nuova generazione per non incorrere in futuri ritardi”.

Per quanto riguarda i dati del rapporto si parla di un misero 47 per cento della popolazione tra 15 e 74 anni (21,6 milioni nel 2008) che accede tramite internet ai servizi disponibili on-line. Inoltre, 1/3 delle aziende continua a non essere in rete, e tra le microimprese il tasso sale al 43 per cento.

L’Italia è tuttavia allineata rispetto alla media dei 27 paesi Ue sulla diffusione di piattaforme ICT di base (PC, banda larga, sito web, software) nella fascia di imprese sopra i 50 dipendenti. Spostando la lente d’ingrandimento sulle famiglie italiane si scopre che il digital divide coinvolge anche aspetti socio demografici e culturali (quali età media elevata, nuova immigrazione, bassi redditi, bassa scolarizzazione). In questo senso infatti la bassa alfabetizzazione informatica gioca un ruolo chiave perchè le famiglie dotate di un PC sono appena il 52 per cento.

Considerato che la digitalizzazione della PA, almeno per quanto riguarda i comuni, è avvenuta soprattutto per questioni amministrative, per dialogare in rete con gli enti centrali della PA (Agenzia delle Entrate, Anagrafe, Inps, Camere di Commercio ecc.), non deve stupire che i servizi on-line per gli utenti siano ancora poco diffusi. Nel caso delle scuole, il 100 per cento dà informazioni di carattere generale, ma solo il 2 per cento consente pagamenti ed iscrizioni on-line. Il mondo della sanità invece mostra livelli elevati di diffusione dell?ICT, più o meno per tutte le principali piattaforme.

Il rapporto si è concluso con l’auspicio di un “Progetto paese sistemico“, che coinvolga domanda e offerta, indirizzato a superare, progressivamente ma con tempi definiti, il ritardo digitale di tutte le componenti della società civile. In questa direzione vanno il progetto e-government 2012 del Ministro Brunetta ed il Piano Banda Larga i quali debbono trovare veloce attuazione tramite le necessarie risorse economiche.

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