Pornografia online: la Cina dichiara guerra a Google & Co.

di Giulia Gatti

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In Cina a rischio chiusura Google e altri siti colpevoli, secondo le autorità governative, di diffondere materiale pornografico attraverso il Web. Al via, contemporanemanete, altri episodi di censura

Le autorità cinesi, come ben si sa, sono molto sensibili alla presenza su Internet di materiale ritenuto disdicevole o inadatto ai giovani, che sono i principali fruitori del Web.

Per questo, è stata lanciata un’altra forte campagna contro i contenuti pornografici online.

Dopo una riunione del Ministero della Pubblica Sicurezza e di altri sei uffici governativi, secondo quando riportato dall’emittente televisiva Cctv, è stata stilata una black list di 19 siti, tra cui motori di ricerca famosi come Google, Baidu, Sohu e Sina.

Oltre al famosissimo Google, è degno di nota Baidu, il motore di ricerca più usato dagli utenti cinesi, che sembra possa controllare due terzi del mercato della pubblicità online in Cina.

Secondo le autorità, questi siti sono colpevoli di aver volutamente ignorato i richiami riguardo ai contenuti delle pagine web da loro presentate o indicizzate, e sebbene ancora non siano chiare quali saranno le prossime mosse del Governo, il rischio è la chiusura dei siti in questione se non saranno cancellati/filtrati tutti i contenuti ritenuti inadatti.

Fino ad adesso nessuno dei siti chiamati in causa ha ritenuto opportuno commentare. Siamo quindi in attesa di scoprire gli sviluppi di questa vicenda, che ricalca avvenimenti già resi noti durante le Olimpiadi.

Contemporaneamente a questa nuova ondata di censura, infatti, i funzionari addetti al controllo della Rete hanno bloccato nuovamente alcuni siti di informazione che erano stati sbloccati nel corso delle Olimpiadi di Pechino.