Anche in Vaticano si timbra il cartellino

di Roberta Donofrio

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Negli uffici vaticani arriva il cartellino: dipendenti laici ed ecclesiastici dovranno registrare le ore di lavoro e da gennaio entreranno in funzione le schede valutative per verificarne la produttività

Anche i dipendenti vaticani dovranno timbrare il cartellino. Secondo il regolamento elaborato a fine 2007 dai vertici degli organismi collegati con la Santa Sede, capiufficio, laici ed ecclesiastici saranno muniti di un badge elettronico a banda magnetica per verificarne l’effettivo orario di lavoro.

La proposta di applicare le regole aziendali alla Città del Vaticano è stata lanciata lo scorso anno dal cardinale Tarcisio Bertone durante una riunione per l’introduzione di «nuovi parametri per la retribuzione del personale inquadrato nei dieci livelli funzionali e soprattutto l’introduzione delle ‘classi di merito’ all’interno dei singoli livelli». L’intento dichiarato era migliorare la produttività e l’efficienza dei dipendenti dell’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica (Apsa).

Ma non tutti hanno accolto favorevolmente l’introduzione del cartellino ritenendolo un vincolo per le attività pastorali svolte fuori dai Sacri Palazzi, motivo per cui il dispositivo di registrazione delle entrate venne abolito da Giovanni XXIII già nel 1960.

Decisamente più positive le reazioni suscitate dalla decisione di introdurre dal prossimo primo gennaio le schede di valutazione per misurare il rendimento.

Le schede, redatte da ogni dipendente e firmate dal capufficio, sono suddivise in 4 paragrafi – dedizione, professionalità, rendimento e correttezza – e l’esito della valutazione influirà direttamente sulla possibilità di un avanzamento di carriera, sull’assegnazione di premi o sull’aumento di retribuzione.