Gestire la complessità con le ICT

di Stefano Gorla

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Gli enti della Pubblica Amministrazione, anche quelli più piccoli, sono organizzazioni complesse, difficili da capire e ancor più difficili da gestire. Ma la tecnologia può venire in aiuto

La PA può essere definita come organizzazione complessa, di fronte alla quale il cittadino ha l’impressione di essere coinvolto in un vortice di norme, procedure, certificazioni, la cui ragione appare incomprensibile al punto tale che il termine burocrazia viene a coincidere con disorganizzazione o semplicemente caos. Siamo nel campo dei fenomeni sociali, la cui misura quantitativa (e qualitativa) è per sua natura sfuggente.

Oggi i cittadini, nella loro relazione con la PA, esercitano il ruolo di stakeholder multi-dimensionali. Se le organizzazioni pubbliche non sono pienamente consapevoli di questa molteplicità, rischiano di mancare nel perseguimento della loro mission.

Per comprendere il rapporto tra PA e cittadini, come per qualsiasi altro rapporto sociale, possiamo utilizzare le ICT per rilevare puntualmente il comportamento di miliardi di persone: si pensi ai sistemi di posizionamento satellitare o alla miriade di sensori che ci circondano.

Il Santa Fe Institute negli Usa, ad esempio, lavora con le risultanze dei mezzi suindicati per comprendere le interrelazioni sempre più articolate nel mondo contemporaneo. Sulla stessa linea si muove la Fondazione ISI a Torino e l’Istituto per i sistemi complessi di Lione.

I risultati sinora ottenuti coincidono nel sostenere che i sistemi sociali che superano meglio i cambiamenti sono quelli aperti nei confronti dell’ambiente, in grado di riconfigurarsi continuamente e di co-evolvere con i fattori che cercano di trasformarli.

In un contesto fortemente dinamico come quello della società della conoscenza, trainata da Internet, occorre reinterpretare continuamente le priorità. Vengono meno i legami stretti tra i concetti di strategia / innovazione e processi annuali / pluriennali: la dinamica delle decisioni supera cicli temporali predefiniti e si sviluppa nel continuo.

Per il manager pubblico come per quello privato la rapidità delle risposte diviene il perno della strategia di comunicazione. È ovvio che l’urgenza del cambiamento urta con quella di garantire un comportamento organizzato.

Ogni organizzazione di carattere sociale ? come può essere la PA o l’impresa ? è in grado di modificare i suoi stessi meccanismi di generazione del cambiamento, diversamente dai sistemi biologici che si affidano all’evoluzione con mutazioni casuali. Nel nostro caso i comportamenti sono intenzionali, originati dalla percezione dello scenario in cui siamo inseriti e delle reti di appartenenza.