La Cina dichiara guerra alla pornografia sul web

di Roberta Donofrio

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Il governo Cinese ha deciso di attivarsi per intraprendere una campagna contro il dilagare di siti da contenuto a luci rosse

Il governo Cinese ha intrapreso una campagna contro la pornografia in rete.

I dati diffusi dall’agenzia di stampa Xinhua sono da bollettino di guerra: 44.000 i siti web chiusi per i contenuti osceni, più di 800 le persone arrestate, penalizzate altre 1911, 524 inchieste penali e 440 mila messaggi pornografici distrutti.

Che la pornografia in Cina fosse un reato lo si sapeva, ma tanta intransigenza desta qualche dubbio. Ad agosto, infatti, a Pechino prenderanno il via i Giochi Olimpici e sono in molti a pensare che l’operazione di censura sia stata attuata per offrire all’opinione pubblica un’immagine irriprensibile della società cinese.

Tuttavia l’agenzia Xinhua rende noto che la campagna contro la pornografia continuerà fino a settembre, cioè anche dopo la fine dei Giochi olimpici. Per impedire che il web leda la “stabilità sociale”, così come ha dichiarato il presidente cinese Hu Jintao, il governo ha ordinato ai siti di registrarsi presso le autorità competenti.

Particolare controllo della rete anche sui temi relativi a Tibet e Taiwan, questioni delicate per la Cina e che in Occidente hanno riscosso tanto clamore.
Diminuiscono i siti internet, dunque, ma in compenso aumentano i suoi censori e si infittiscono i filtri per controllare l’informazione sul web.