Il bello della Corporate Social Responsibility

di Carolina Figini

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Tra vivaci dibatitti internazionali e novità legislative, la politica non istituzionale si rivela sempre di più un elemento fondamentale del rapporto tra PA, territorio e cittadini. Lo dimostra anche l'esempio di Cinisello Balsamo

Cos’è la Corporate Social Responsibility? L’Unione Europea fornisce una definizione chiara ed esaustiva (Comunicazione 136/2006): «integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate. Le imprese hanno un comportamento socialmente responsabile se decidono di andare oltre le prescrizioni minime e gli obblighi giuridici derivanti dai contratti collettivi per rispondere alle esigenze della società».

«Scegliendo la via della responsabilità sociale, le imprese di ogni dimensione possono contribuire, in cooperazione con i loro partner, a conciliare meglio le ambizioni economiche, sociali ed ecologiche. Per questo motivo il concetto di CSR ha assunto sempre maggiore importanza nel mondo e nell’UE e nel dibattito su globalizzazione, competitività e sostenibilità. In Europa la promozione della CSR riflette la necessità di difendere i valori comuni e di aumentare il senso di solidarietà e di coesione».

Il Diritto deve quindi confrontarsi con una sua nuova frontiera che riguarda le amministrazioni di tutti i livelli. Intorno, le problematiche poste dal crescere dei mercati asiatici, a loro volta declinate secondo sensibilità differenti e secondo le diverse possibilità delle opinioni pubbliche dei vari Paesi di intervenire. Si pensi ad esempio alla sicurezza del lavoro, una priorità assoluta nel nostro Paese ma non in Cina.

Eppure le leggi risulterebbero poco efficaci senza un cambio di cultura e mentalità, motivo per cui in Italia sono stati istituiti 61 sportelli CSR su tutto il territorio. Questo perché nella nostra società del rischio ci sono gli spazi per una “politica non istituzionale” in materia di responsabilità e di fiducia.

I soggetti economici, cioé, sono permeabili all’ambiente in cui operano e sono dunque propensi ad agire oltre il rapporto costi?benefici. Questo vale tanto per le imprese private che per quelle pubbliche che, per cogliere il reale valore della CSR, devono imparare a considerarla un investimento di lungo periodo e non solo un elemento di marketing.

In questo senso le ICT possono divenire un importante veicolo per la Pubblica Amministrazione nel suo compito di dare l’esempio al privato e di adottare una politica degli interessi “integrativi”, volta ad ottenere comportamenti socialmente responsabili dalle imprese. A patto, però, che siano adottate politiche di inclusione e di riduzione del digital divide.