La finestra di Johari

di Rosanna Marchegiani

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La finestra di Johari è una matrice impiegata per spiegare la comunicatività tra le persone e nei gruppi. Elaborata da Joe Luft e Harry Ingham combina tra loro due dimensioni: la conoscenza che ognuno di noi ha di se stesso e la conoscenza che gli altri hanno di noi

Elaborata da Joe Luft e Harry Ingham, la Johari Window, deve la sua denominazione dalle prime lettere dei nomi propri dei suoi autori. Essa consiste in una matrice che serve a spiegare la comunicatività tra le persone e nei gruppi.

La matrice non è altro che un quadrato, a sua volta diviso in quattro quadranti. Nella dimensione orizzontale viene riportata la conoscenza che ognuno di noi ha di se stesso: in particolare, il lato sinistro esprime la parte nota di se stessi, mentre quello destro la parte sconosciuta di sé. Nella dimensione verticale viene riportata la conoscenza che gli altri hanno noi: più precisamente la parte alta esprime ciò che di noi è noto agli altri e la parte bassa ciò che di noi è sconosciuto agli altri.

I quattro quadranti, quindi, sono:

  • I quadrante, in alto a sinistra, noto a sé e agli altri. Ci sono cose di noi stessi che conosciamo e che anche gli altri conoscono, cose evidenti legate al nostro aspetto, alla nostra età o cose che comunichiamo facilmente agli altri come idee, attività, ecc…. Questo quadrante rappresenta il nostro io aperto;
  • II quadrante, in alto a destra, ignoto a sé e noto agli altri. Ci sono cose di noi stessi che noi non conosciamo, non riusciamo a percepire, ma che gli altri percepiscono a causa di segnali non verbali, atteggiamenti inconsci o più semplicemente dell’impressione che diamo loro. Quest’area rappresenta il nostro io cieco;
  • III quadrante, in basso a sinistra, noto a sé ignoto agli altri. Ci sono cose di noi stessi che conosciamo, ma che non vogliamo che gli altri sappiano, cose che comunichiamo con difficoltà di noi stessi o che non vogliamo si vengano a sapere. Questo quadrante è il nostro io nascosto;
  • IV quadrante, in basso a destra, ignoto a sé e ignoto agli altri. Ci sono comportamenti e motivazioni che non sono noti né a noi stessi, né agli altri: si tratta della parte più inconscia di noi che né noi, né gli altri sono in grado di vedere. È questo il nostro io sconosciuto.

Queste aree non sono delimitate in modo rigido. Ad esempio, posso decidere di comunicare qualcosa che appartiene al mio io nascosto: quest’area, allora, si rimpicciolisce. Quando due persone si conoscono cresce il primo quadrante, mentre si riducono gli altri. Questa regola vale anche in un gruppo, al crescere della fiducia tra i membri dello stesso.

Le interazioni tra i vari quadranti permettono di individuare quattro tipi di rapporti:

  • comunicazione aperta, quella che riguarda l’io aperto di due individui;
  • informazioni che trapelano o vengono comunicate in modo involontario, riguardano l’io aperto di un individuo e quello occulto di un altro individuo;
  • confidenze o sfoghi, quando l’io aperto di un individuo entra in contatto con l’io inconscio di un altro individuo;
  • contagio emozionale, riguarda l’io inconscio di due individui.