Il peso tributario in Italia tocca quota 7.777 Euro

di Emanuele Menietti

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Gli italiani versano annualmente quasi 7.800 Euro per tasse, imposte e tributi. A rivelarlo è la CGIA di Mestre, che sottolinea come la spesa e la resa dei servizi erogati dal settore pubblico siano molto distanti dalle cifre versate dagli italiani

All’attuale volume di tasse e imposte in Italia non corrisponde un’adeguata risposta sul fronte dei servizi da parte del settore pubblico. Non sembra avere dubbi l’Associazione Artigiani Piccole Imprese di Mestre (CGIA Mestre), che ha da poco rilasciato un breve rapporto sul carico fiscale nel nostro paese, ravvisando un “saldo” negativo con il welfare. 

Secondo l’Associazione, su ciascun italiano grava mediamente un peso tributario annuo pari a circa 7.800 Euro (7.777 Euro). Un dato nel quale sono compresi tasse, imposte e tributi dovuti ogni anno. Tale cifra colloca il nostro paese subito dopo la Francia nella classifica degli stati europei nei quali il carico fiscale è più alto. I cugini d’oltralpe versano una media di 8.053 Euro allo Stato, ma in compenso possono godere di una spesa sociale pro capite stimata intorno ai 10.500 Euro.

In Germania la somma mediamente richiesta ai cittadini si attesta sui 7mila Euro. Una cifra lontana dai dati su Francia e Italia che non impedisce comunque ai tedeschi di “ricevere” quasi 9mila euro di spesa sociale. «A noi italiani tra spese per la sanità, l’istruzione e la protezione sociale si raggiungono appena i 7.749 Euro: vale a dire circa 2.745 Euro in meno della Francia e 1.233 Euro in meno della Germania» si legge nella nota da poco rilasciata dalla CGIA di Mestre, che periodicamente rende conto del carico fiscale in Italia.

Il comunicato prosegue, ricordando che: «Se la nostra attenzione, invece, si sofferma sul saldo, vale a dire sulla differenza pro capite tra quanto riceviamo in termini di spesa e quanto versiamo in termini di tasse, quello francese è positivo e pari a 2.441 Euro. Anche il differenziale tedesco registra un valore positivo pari a 1.920 Euro. Solo noi italiani segniamo un saldo negativo (ovvero sono maggiori le tasse che versiamo di quanto ci viene restituito in termini di spesa) pari a 28 Euro pro capite».

I dati rilasciati dalla CGIA di Mestre fanno riferimento al 2007 e testimoniano una sensibile discrepanza tra quanto versato e quanto ricevuto in termini di servizi sociali dai cittadini italiani, tedeschi e francesi. Secondo gli osservatori, le differenze sono principalmente dovute a sistemi economici e di tassazione diversamente organizzati, al debito pubblico dei rispettivi paesi e all’incidenza dell’evasione fiscale nei singoli paesi presi in esame.

«È innegabile che il problema dell’evasione fiscale pesi sull’Italia. Ma allora sarebbe anche opportuno studiare una strategia efficace affinché venga fatta emergere l’economia sommersa e si faccia pagare chi è completamente sconosciuto al fisco» ha dichiarato Giuseppe Bortolussi, segretario della CGIA di Mestre, ricordando come il probleme dell’evasione debba essere risolto individuando gli evasori e incentivando l’emersione, non facendo pagare tasse e imposte più alte ai regolari contribuenti.

Bortolussi non ha poi lesinato critiche nei confronti del settore pubblico nostrano, ritenuto costoso e poco efficiente: «La situazione è fortemente sconfortante perché dimostra ancora una volta come pur in presenza di un peso tributario elevato, in Italia non vengano destinate risorse adeguate per la casa, per aiutare le famiglie indigenti, i giovani, i disabili e chi vive ai margini della società. È evidente a tutti che le tasse così elevate nel nostro Paese sono la conseguenza di una spesa pubblica eccessiva».

Per il responsabile della CGIA di Mestre, il governo italiano dovrebbe dunque proseguire con convinzione sulla strada dell’ottimizzazione della Pubblica amministrazione. Una sensibile riduzione delle inefficienze e degli sperperi collegati potrebbe consentire al settore pubblico di razionalizzare la spesa, riducendo così il carico fiscale medio per i cittadini. Un auspicio difficile da tradurre nella pratica, come finora dimostrato dai risultati raggiunti nel campo della razionalizzazione del settore pubblico.

I dati della CGIA di Mestre fanno eco alle informazioni da poco rilasciate da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea. L’Italia è al primo posto nella classifica con il più alto carico fiscale sul lavoro pari al 44% a fronte di una media nell’area Euro attestatasi nel 2007 intorno al 34,3%. Un lavoratore italiano che percepisce una busta paga pari a 1.000 Euro costa dunque all’azienda, per ragioni fiscali, circa 1.785 Euro a fronte dei 1.515 Euro sborsati mediamente da una impresa europea.

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