Corte europea: i siti di gambling possono essere vietati

di Emanuele Menietti

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Secondo la Corte di Giustizia europea, uno Stato membro può tecnicamente vietare l'accesso ai siti web legati al gambling se il fine ultimo è la prevenzione dei crimini e delle frodi. Il pronunciamento è un nuovo duro colpo per le società attive nel gioco d'azzardo

Le norme dell’Unione Europea potrebbero tecnicamente consentire a uno Stato membro di vietare l’accesso ai siti web legati al gioco d’azzardo per ridurre il crimine. Il pronunciamento è stato da poco diffuso dalla Corte di Giustizia europea e potrebbe segnare una dura battuta di arresto per le numerose società che gestiscono il gambling online, producendo un business da circa 2,5 miliardi di Euro.

Il caso era stato portato all’attenzione della Corte dalla società bwin, impegnata in una delle numerose iniziative legali avviate dai principali protagonisti del gioco d’azzardo online nel vecchio continente. I gestori dei siti web per il gambling hanno infatti lanciato una serie di sfide legali per rompere l’attuale meccanismo, presente nella maggior parte dei paesi europei, che prevede un regime di monopolio pubblico per le scommesse.

Secondo le società, tale condizione renderebbe di fatto molto più difficoltosa l’apertura di una sede nei paesi dell’Unione Europea. Una condizione che penalizzerebbe i numerosi gestori del gioco d’azzardo stranieri a vantaggio dai sistemi adottati nelle singole nazioni europee.

Nello specifico, il pronunciamento da poco diffuso della Corte di Giustizia interessa Santa Casa (il monopolio di stato del Portogallo sulle scommesse in Rete), bwin, proprietaria del sito web per il gambling betandwind.com, e la lega calcio portoghese. Santa Casa si era impegnata per imporre la cessazione di un accordo commerciale tra bwin e la lega calcio, un patto che consentiva alla società specializzata nelle scommesse online di promuovere il proprio sito web durante le partite.

«Alla luce delle peculiarità connesse all’offerta dei giochi legati alla probabilità attraverso Internet, la Corte reputa che i divieti imposti agli operatori come bwin di offrire giochi d’azzardo attraverso la Rete possano essere giustificati dal fine di combattere le frodi e il crimine e possano essere dunque compatibili con il principio di libertà nell’offerta di determinati servizi» si legge nel documento [pdf] da poco diffuso da parte della Corte di Giustizia europea.

«Spiace un poco perché la speranza era che la Commissione Europea e la Corte di Giustizia europea fossero a favore dell’apertura del mercato. Sembra invece che la decisione rafforzi il controllo di quegli stati che vogliono continuare a proteggere i loro monopoli di stato, come il Portogallo e la Germania» ha dichiarato James Hollins, analista del comparto gambling per Daniel Stewart & Company.

La decisione ha comportato nel corso delle ultime ore alcuni scompensi per il titolo di bwin in borsa, che è arrivato a perdere circa il 9,5% del proprio valore. La società ha preso atto del pronunciamento della Corte, ma ha sottolineato come le politiche di prevenzione delle frodi e della dipendenza dal gioco possano essere assunte anche dal settore privato e non solo dai monopoli di stato. Secondo bwin, inoltre, le recenti decisioni potrebbero incentivare ancora una volta il mercato nero e il gioco clandestino, a discapito delle società regolarmente registrate e autorizzate a gestire il gioco d’azzardo.

La partita per le aziende specializzate nel gambling online non è comunque ancora finita sul fronte europeo. Nel corso dei prossimi mesi, la Corte di Giustizia dovrà infatti fornire il proprio pare su alcuni altri casi legati ai monopoli di stato della Germania e dei Paesi Bassi. La ricerca di un buon precedente legale per aprire definitivamente la strada al gambling nei 27 paesi europei continua.

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