Piazza Affari, poche donne in CDA

di Barbara Weisz

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Nei board delle quaranta società a maggior capitalizzazione ci sono 20 donne su un totale di oltre 600 consiglieri, circa il 3%. Marina Berlusconi e Jonella Ligresti, uniche due presidenti, le donne con più cariche

Certo non si può dire che siano molte. Anzi, le donne che siedono nei consigli di amministrazione delle blue chip di Piazza Affari sono decisamente pochine. Nella maggioranza dei board, non ne compare nemmeno una. Per essere precisi: le emittenti che compongono l’indice Ftse-Mib sono 40, nei rispettivi organi societari siedono oltre 600 consiglieri e fra questi le signore sono esattamente venti. Non una di più. In termini relativi, significa poco oltre il tre per cento. Fra queste, ce ne sono due che presiedono un CDA: Jonella Ligresti e Marina Berlusconi.

La prima è presidente di Fondiaria-Sai, l’azienda con il maggior numero di donne in posizione di board management, con quattro signore presenti: oltre alla numero uno, ci sono la vicepresidente Giulia Maria Ligresti, e le due consigliere non esecutive Mariella Cerutti Marocco e Lia Lo Vecchio. Marina Berlusconi è invece presidente di Mondadori, nel cui board siede anche un’altra signora, Martina Mondadori. Questa folta presenza, si fa per dire, pari a due unità colloca la casa editrice al secondo posto nella classifica delle quote rosa fra le blue chips, a parimentro con Mediaset, Mediobanca e Unicredit.

In ben due di queste tre aziende ricorrono almeno in parte gli stessi nomi: una delle due consigliere di Mediaset, insieme a Gina Nieri, è sempre Marina Berlusconi, la quale siede anche nel board di Mediobanca con Jonella Ligresti. Cambiano invece i nomi in Unicredit, dove siedono Mirianna Licalzi e Lucrezia Reichlin.

Ci sono poi otto società con un consigliere donna: Buzzi Unicem, con Elsa Fornero, Exor, dove c’è il consigliere indipendente Christine Morin Postel, Generali, don Ana Patricia Botin, Intesa, dove Rosalba Casiraghi è consigliere indipendente, Italcementi, nel cui board of directors è presente la numero uno degli industriali Emma Marcegaglia, Luxottica, con Sabina Grossi, Pirelli, dove ritroviamo Giulia Maria Ligresti, e infine Saipem, con Anna Maria Artoni.

Al di fuori del Ftse-Mib, allargando lo sguardo all’intero listino di Piazza Affari, il discorso non cambia di molto. Secondo uno studio della società di consulenza Governance Consulting, su 281 emittenti, che esprimono 2mila795 cariche, ci sono 179 donne, il 6,4%. Poche, inutile sottolinearlo, ma comunque dieci in più rispetto alle 169 calcolate nel 2007, quando la percentuale era quindi al 5,9%. La situazione dovrebbe ulteriormente evolversi in tempi brevi, visto che è in corso una revisione del Codice di autodisciplina che prevederà un esplicito riferimento alla presenza in cda di esponenti femminili (in forma di suggerimento, non di obbligo).

Il CDA più rosa, in termini percentuali, è quello di Nova Re, gruppo Aedes, con tre signore su cinque fra cui la presidentessa Maurizia Squinzi. Fra le 179 donne totali, ce ne sono 19 che ricoprono la carica di amministratore delegato e 32 fra presidenti e vicepresidenti. Per numero di cariche, il primo posto resta a Jonella Ligresti, a quota sei, seguita dalla sorella Giulia Maria, quattro, e da un gruppetto a quota tre: Emma Marcegaglia, Marina Berlusconi, Azzurra Caltagirone e Diva Moriani.

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