Goldman Sachs, il giorno di Blankfein

di Barbara Weisz

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Il Ceo oggi davanti alla sottocommissione del Senato americano guidata dall'agguerrito Carl Levin. Difende la banca a 360 gradi ma riconosce le preoccupazioni di "main street". Intanto, partono nuove cause di investitori

Goldman Sachs non ha mai scommesso contro i propri clienti. È in deciso disaccordo con le tesi accusatorie della Sec, la Consob americana. Ha riportato delle perdite dopo il crollo del mercato immobiliare, e non ha preso posizioni corte per scommettere sullo scoppio della bolla. Sono i punti fondamentali del discorso che oggi Lloyd Blankfein, l’amministratore delegato di Goldman, pronuncia davanti alla sottocommissione Inchieste del Senato americano.

L’audizione inizia alle dieci della mattino, ora americana (le quattro del pomeriggio in Italia), ma sono stati anticipati i termini generali di quella che si potrebbe definire la difesa della banca. L’inchiesta della sottocommissione guidata da Carl Levin è cosa diversa dall’indagine aperta dalla Sec nelle scorse settimane. Ma in entrambi i casi al centro della questione c’è la condotta dell’istituto finanziario nella crisi dei mutui.

«Come sapete – si legge nel testo anticipato da Blankfein – dieci giorni fa la Sec ha annunciato un’azione civile contro Goldman Sachs in relazione a una specifica operazione. È stato uno dei giorni peggiori della mia vita professionale». Il top manager insiste: «siamo stati un’azienda orientata ai bisogni del cliente per 140 anni, e se i nostri clienti ritengono che non meritiamo la loro fiducia, non possiamo sopravvivere». E ancora: «dissentiamo energicamente dalle accuse della Sec, anche se capisco come una transazione così complicata possa apparire a molte persone. Per queste ultime, si tratta della conferma di quanto fuori controllo pensano sia andata Wall Street, senza considerare quanto sofisticate sono le parti in causa».

Questo è un punto importante, nel senso che Goldman insiste molto, anche nei confronti della Sec, sul fatto che le operazioni al centro delle indagini (che riguardano un particolare strumento di finanza derivata, chiamato Abacus) riguardino transazioni con istituzioni finanziarie del tutto preparate a maneggiare strumenti anche complessi. 

Blankfein entra anche nel merito delle operazioni contestate: «si è parlato di un’attività massiccia di posizioni corte di Goldman sul mercato immobiliare americano». Non è vero, dice il Ceo. «Nei due anni della crisi finanziaria» Goldman «ha perso circa 1,2 miliardi di dollari in attività sul mercato immobiliare», e comunque non ha «preso posizioni corte» e «certamente» non ha scommesso contro i propri clienti.

In sintesi, il Ceo prosegue sulla linea fin qui seguita dalla banca d’affari, una difesa a 360 gradi, ma dimostra una buona dose di diplomazia riconoscendo la validità del sentiment degli investitori non professinali che hanno difficoltà a districarsi in vicende molto tecniche.

È un dato di rilievo, se si pensa al clima in cui avviene l’audizione. Negli ultimi giorni, sono state rese note una serie di email di funzionari e dirigenti della banca (anche lo stesso Blankfein) che secondo Levin dimostrano che Goldman ha guadagno soldi dalle operazioni sul mercato immobiliare, in contraddizione con le dichiarazioni del bilancio 2009. Ma anche l’istituto ha diffuso delle mail che dimostrarebbero come invece ci sia stata un’oculata gestione del rischio.

In questa guerra delle email non mancano particolari piccanti, per esempio nel carteggio elettronico di Fabrice Tourre, il trader direttamente accusato dalla Sec per l’operazione Abacus, con la sua fidanzata francese.

Oggi anche altri dirigenti vengono ascoltati dal Senato, fra cui lo stesso Tourre e il direttore finanziario di Goldman David Viniar. Nel frattempo, la banca d’affari deve fare i conti con altre cause, da parte degli investitori. Fra venerdì scorso e ieri sono state depositate ben tre azioni legali al Tribunale di New York, che puntano ad ottenere lo status di class action contro la banca.

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