Le grandi aziende assumono, le microimprese di più

di Mauro Fanfoni

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In Italia, imprese con pochi dipendenti fanno registrare la più alta propensione ad assumere personale a lungo termine rispetto alle grandi aziende.

Le piccole imprese battono le grandi aziende. Nessuna partita di calcio in ballo né la conta del fatturato ma semplicemente il numero di assunzioni di nuovo personale, fatte nel corso del 2011. Nell’anno appena concluso, infatti, su 10 neoassunti, 4 sono stati inseriti in società con meno di dieci dipendenti.

Un dato significativo poiché le grandi imprese oltre i 250 dipendenti ne hanno inseriti appena 2 su 10. Il dato più importante è che sono proprio le microimprese a offrire il contratto a tempo indeterminato: iI 47% delle assunzioni, non stagionali, delle imprese con meno di dieci dipendenti sono a tempo indeterminato, un dato superiore di due punti percentuali rispetto al dato complessivo, ovvero, il 44,9%.

Secondo una ricerca condotta da Fondazione Impresa, le microimprese non temono di investire sull’elemento lavoro e sono più predisposte a fidelizzare i propri dipendenti attraverso contratti più stabili anche in momenti particolarmente critici come quelli che l’Italia e l’Europa sta vivendo. Le microimprese hanno già dimostrato di sostenere l’occupazione nel medio periodo e anche durante la crisi: nel 2009, l’anno più buio, le microimprese hanno perso appena l’1% dell’occupazione mentre l’intero sistema delle aziende ha mostrato un restringimento occupazionale doppio pari al -2,0%. Sempre secondo la ricerca condotta, sono le microimprese del Mezzogiorno ad avere un’attitudine maggiore a offrire il posto fisso: per la Sicilia il 66,3%, per la Campania il 63,5% e per il Molise il 61,9%.

Un segnale positivo tra le molteplici criticità del mercato del lavoro nel Sud d’Italia dove gli indicatori segnalano una situazione preoccupante, secondo la ricerca, poiché nel terzo trimestre dell’anno appena terminato il tasso di disoccupazione è stato pari al 12,4%, di cui giovanile del 36,7%, mentre il tasso d’inoperosità è salito al 49,6%.

Con le prospettive economiche di recessione per l’anno in corso le microimprese potrebbero continuare a rappresentare il vero ammortizzatore sociale dell’economia italiana.