Il mobility management in azienda

di Carlo Lavalle

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Il mobility manager aziendale gestisce la domanda di mobilità dei dipendenti per favorire il trasporto a basso impatto ambientale

La figura del Mobility Manager è stata introdotta in Italia dal decreto 27 marzo 1998 del Ministero dell’ambiente sulla Mobilità sostenibile nelle aree urbane in seguito alla firma del protocollo di Kyoto. In base a quanto stabilito dalla legge oltre agli enti pubblici anche le imprese con singole unità locali con più di 300 dipendenti ovvero quelle con più di 800 addetti distribuiti su diverse unità locali «adottano il piano degli spostamenti casa-lavoro del proprio personale dipendente, individuando a tal fine un responsabile della mobilità aziendale» (art. 3).

Scopo principale del MM è di concorrere alla diminuzione dell’impatto ambientale causato dagli spostamenti sistematici del personale mediante la riduzione dell’uso dell’automobile come mezzo di trasporto privato individuale e una migliore organizzazione degli orari per arginare il fenomeno della congestione del traffico. Lo strumento fondamentale su cui ruota la sua attività è il Piano degli Spostamenti Casa Lavoro che va presentato ogni anno presso gli uffici competenti del Comune entro la data del 31 dicembre.

Le tecniche e le metodologie utilizzate per la redazione ed elaborazione del PSCL di regola riprendono uno schema consolidato mutuato dai progetti europei Momentum e Mosaic che comprende cinque fasi operative:

  1. fase informativa e di analisi
  2. fase progettuale
  3. fase di confronto
  4. fase attuativa
  5. fase di aggiornamento e di monitoraggio

Tra le soluzioni promosse in alternativa all’auto privata accanto naturalmente al trasporto pubblico locale troviamo mobilità in bicicletta o scooter, car pooling, car sharing, pedonalità e bus navetta aziendali. In qualche caso si è fatto ricorso alla misura estrema del telelavoro.

Spesso il MM agisce attraverso benefit, incentivi e agevolazioni, adoperandosi per coinvolgere un numero ampio di soggetti e raggiungere il massimo consenso possibile. Molti sono i vantaggi riscontrabili dall’applicazione del PSCL per le aziende (riduzione assenteismo, meno spese per rimborsi sui trasporti) e per i dipendenti (minori costi del trasporto, riduzione dei tempi di spostamento e del rischio di incidenti, meno stress da traffico ecc.). Ma a trarne beneficio è anche la collettività nel suo complesso, ad esempio in ambiti come la sicurezza e l’inquinamento atmosferico.
All’esterno dell’azienda il referente fondamentale del MM è rappresentato dalla struttura del Mobility Management di Area, parte dell’organico dell’amministrazione pubblica e prevista dal decreto 20 dicembre 2000, che svolge un ruolo di coordinamento, di formazione e di supporto strategico-operativo ai responsabili della mobilità aziendale per una determinata zona (territorio urbano o bacino sovracomunale).

Nel corso del tempo dopo un processo di sperimentazione si è assistito ad una crescita dell’attività di mobility management – diffusa  a partire dagli anni ’90 in Usa e in Europa – in quantità e qualità. Progressivamente le imprese si sono adeguate alla normativa tanto che persino le entità economiche sprovviste dei requisiti minimi previsti dalla legge si sono dotate di un responsabile interno della mobilità aziendale.

Attualmente i mobility manager d’azienda censiti sono più di 700. Dai dati raccolti emerge che la maggior parte sono prescelti tra il personale esistente o “perché a conoscenza delle specificità aziendali o perché con esperienze in settori vicini alla mobilità (ad es. l’area logistica)”. In genere si tratta di una mansione ricoperta part time.