Manager infermieristico, quando il dirigente si mette al servizio della salute

di Rosalba Mancuso

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Introduzione, in ambito ospedaliero, di una figura dirigenziale riferita alle mansioni di assistenza dei pazienti

Anche la salute ha bisogno dei manager. Lo si apprende dall’introduzione, in ambito ospedaliero, di una figura dirigenziale riferita alle mansioni di assistenza dei pazienti: il manager infermieristico. Si tratta di un infermiere a  360°, ma con una marcia in più perché deve coordinare i colleghi e lo staff medico nel percorso di accoglienza e di cura del paziente, fino alla fase delle dimissioni.

Obiettivo del manager infermieristico è quello di gestire ed ottimizzare i tempi di ricovero, evitando lungaggini e conseguenti sprechi di risorse, ma anche di valutare tutti quegli interventi finalizzati al miglioramento delle condizioni di salute del paziente. Questi, infatti, deve essere, è e sarà, sempre al centro degli obiettivi professionali del manager di cui vi stiamo parlando.

Moderna evoluzione del capo reparto, cioè dell’infermiere che gestisce lo staff assistenziale di un determinato settore ospedaliero, il manager della categoria, è molto richiesto nei pronto soccorsi, ma anche la sanità privata non disdegna l’ausilio di questa nuova figura dirigenziale. Possiamo affermare che in ambito pubblico, il Pronto Soccorso, rappresenta l’habitat naturale della nascita del manager infermieristico.

Quest’ultimo si occupa di gestire tutta la fase di ricovero del paziente, di dare dei consigli e delle direttive ai medici riguardo ai tempi di degenza e di dimissione o alla durata dei percorsi di cura. Tutte queste competenze, il dirigente degli infermieri le apprende studiando da infermiere, con l’apposito corso di laurea in Scienze Infermieristiche, ormai presente in tutti gli atenei italiani a cui si possono abbinare, dopo la laurea specialistica, omonimi master in Management Infermieristico adatti anche a chi è in possesso di laurea di primo livello.

Il fulcro dell’attività del manager infermieristico è il coordinamento, cioè non “il comandare” in senso stretto, ma gestire il raccordo, la comunicazione e l’azione di tutte le figure sanitarie che dovranno prendersi cura del paziente. I principi manageriali a cui si ispira questa figura dirigenziale del mondo sanitario sono quelli del Case Management, cioè la “gestione del caso”. Ogni paziente rappresenta un caso che va accolto, ascoltato, capito e seguito, comunicando i suoi bisogni, le sue necessità allo staff sanitario che dovrà prenderlo in carico, in modo da applicare il percorso di assistenza più idoneo.

Di importazione anglosassone, il manager infermieristico vide la luce negli anni ’60 negli Stati Uniti, quando dopo la deistituzionalizzazione degli ospedali psichiatrici, viene introdotto per implementare un programma di coordinamento nell’assistenza sanitaria ai malati di mente. Ma le origini del manager infermieristico negli Usa sono ben più lontane e risalgono ai primi del ‘900, quando una compagnia di assicurazione introduce per i pazienti assicurati, le infermiere visitatrici specializzate nel “case management nursery” per coordinare un’assistenza efficace ed ottenere una riduzione dei costi di degenza a carico della stessa.

E se il principio ispiratore è stato quello del contenimento dei costi, in un mondo difficile come il nostro, dove i più deboli e gli ammalati, specie anziani e disabili, hanno sempre più bisogno di assistenza, un coordinamento infermieristico può essere utile anche per migliorare gli standard qualitativi del percorso sanitario ed assistenziale.

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