Retribuzione dei manager, com’è cambiata con la crisi

di Floriana Giambarresi

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Con la crisi, nel mondo del management niente è più certo, nemmeno la retribuzione: è infatti cresciuta la quota variabile per quello dei dirigenti.

Cinque anni dopo l’inizio della crisi economica, nel mondo dl management niente è più certo e sono cambiate molte cose anche a livello dei compensi. Gran parte delle aziende, anche italiane, hanno infatti iniziato a legare le retribuzioni dei dirigenti ai risultati, prevedendo insomma un compenso variabile in base agli obiettivi conseguiti.

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Tale tendenza può portare a una riduzione dei compensi, dato il momento negativo per l’economia che si sta, purtroppo, ancora vivendo. Il cambio di strategia aziendale per quanto riguarda questa questione è partito dagli Stati Uniti e, nello specifico, dalle grandi multinazionali, le quali hanno imposto la cultura del merito alle classi dirigenti. In Italia è stata adottata principalmente dalle grandi imprese (84,7% del totale), seguite dalle medie (72,3%) e dalle piccole (55,9%).

Un esempio legato al nostro territorio proviene da Microsoft Italia, che ha diviso il sistema di compensi in tre parti, ovvero con una quota fissa, una variabile e una azionaria. «Tutti i lavoratori Microsoft – commenta Luca Valerii, HR director di Microsoft Italia – siano essi dipendenti o dirigenti, percepiscono una quota fissa, una parte variabile legata ai risultati e una terza parte in azioni dell’azienda stessa. Per quanto riguarda i manager, il fisso non è uguale per tutti ma varia in funzione degli ambiti lavorativi. I ruoli commerciali sono quelli più sfidanti, dove la parte invariata è pari al 65%, mentre quella legata ai risultati raggiunge il 35%. In media, guardando a tutti i dirigenti di Microsoft, stiamo all’80% di fisso contro il 20% di variabile. L’effetto di questo sistema di valutazione è molto positivo perché tutti, dirigenti e dipendenti, hanno degli obiettivi da perseguire, sono chiamati a comunicare tra di loro per scambiarsi lo stato di avanzamento dei vari progetti, e si impegnano per l’obiettivo comune della crescita. È indubbio che, per quanto riguarda i manager, è necessaria una formazione dedicata per utilizzare al meglio questi strumenti». 

Spiega Maria Cristina Mercatelli, direttore risorse umane della IDM: «negli ultimi tre, quattro anni abbiamo assistito ad una tendenza generale verso la diminuzione della parte fissa dei compensi riconosciuti ai manager. In generale è rimasto invariato l’ammontare totale ma sono cambiate le percentuali delle due componenti, fisso e variabile. Il punto è che in questi anni di crisi economica il raggiungimento degli obiettivi è stato molto difficile per tutti, e mediamente solo il 30/40% degli obiettivi previsti è stato messo a segno. Se a questo si aggiunge che in genere il 30% della parte variabile riconosciuta ai dirigenti dipende dai risultati economico-finanziari dell’azienda, è evidente che il risultato è stato un netto taglio delle compensation della classe dirigente italiana».

Per quanto riguarda i manager, tale tendenza sul fronte retribuzioni interessa soprattutto diverse categorie, soprattutto i dirigenti del commercio e del turismo (72,5%), dell’industria (69,6%) e dei servizi (59,4%).

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