La laurea fa bene alla carriera?

di Chiara Basciano

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Studiare non sempre garantisce una carriera più remunerativa, ecco un'analisi approfondita

Non esiste sempre una corrispondenza tra lavoro di alto livello e grado di istruzione. È infatti erroneo considerare la carriera universitaria la chiave di accesso alle posizioni manageriali.

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L’indagine promossa da Repubblica.it e condotta da JobPricing, Osservatorio delle retribuzioni curato da Mario Vavassori, studia proprio l’importanza del titolo di studio nel mondo del lavoro. Per quanto riguarda i dirigenti sono di più quelli con un titolo di studio corrispondente alla laurea o superiore, ma la differenza retributiva tra laureati e non è praticamente assente.

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Nel dettaglio “la percentuale di dirigenti e quadri è molto più elevata tra i laureati con almeno 5 anni di carriera universitaria, in tutti i casi sopra il 40% (minimo del 43% per i lavoratori con laurea magistrale), mentre tra i non laureati la percentuale di profili collocati come dirigenti e quadri non supera mai il 30% (massimo del 27% per i diplomati di scuola media superiore)”.

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Per quanto riguarda le altre posizioni di livello medio e basso il dislivello si nota di più, aggirandosi intorno ai 10.700 euro in più per chi possiede un titolo di studio superiore. La forbice inoltre aumenta con il passare del tempo, perché chi non studia entra prima nel mondo del lavoro e compie prima i salti di livello, salvo poi fermarsi. E quindi chi invece ha studiato entra più tardi nel mondo del lavoro ma pian piano raggiunge e supera i primi. Altre differenze evidenti sono tra chi studia al Nord e al Sud, con un guadagno del 10% in più per i primi e tra atenei pubblici e privati, infatti i secondi guadagnano il 21% in più, ma durante la carriera pagano il quadruplo delle tasse.