Il ruolo del quadro in azienda: l’evoluzione

di Francesca Vinciarelli

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Sono mezzo milione in Italia, lavorano tanto ma sono poco valorizzati: ecco come è cambiato il ruolo dei dirigenti quadri in azienda.

Ci sono nel mondo quasi mezzo milioni di quadri aziendali, che però vengono sottoutilizzati e non valorizzati. A rivelarlo è stata la più vasta indagine sul Middle management italiano, realizzata da AstraRicerche per Manageritalia su un campione di quasi 6mila quadri italiani e sviluppata in collaborazione con LinkedIn, Od&M consulting e Praxi. I quadri che operano nel settore privato sono oggi in Italia quasi 500mila. Ecco quali sono i quadri aziendali italiani oggi: 65% laureati, 15% con master, 30% donne, 70% partecipi delle strategie aziendali.

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Sono state verificate le aziende italiane e il ruolo che il manager ha in esse:

  • le aziende padronali sono le prime a valorizzare poco i manager, offrendo poche deleghe, scarsi poteri ma molte responsabilità;
  • le aziende italiane a conduzione familiare, non hanno deleghe e poteri necessari per svolgere il proprio ruolo manageriale.

Soltanto il 39% di chi opera in queste aziende partecipa attivamente alla definizione delle strategie. Per quanto riguarda il luogo dove i quadri lavorano, è stato calcolato che solo nei due terzi delle aziende si sono effettuate ristrutturazioni. Solo nel 34,5% dei casi si è cambiato il top management, mentre nell’8,4% si pensa di farlo.

Per gli intervistati il rapporto tra competenze e mansioni svolte è molto (52%) o abbastanza (38%) coerente e le attività assegnate corrispondono alla qualifica (76%). Poco più della metà valuta le proprie capacità professionali utilizzate correttamente (57%). Una minoranza ritiene la retribuzione adeguata all’attività svolta (47%) e la propria capacità valorizzata (41%). I due terzi degli intervistati dichiarano di avere autonomia (67%) e rispetto del contratto (64%), un po’ meno manager ritengono adeguati gli strumenti di lavoro (56%), i benefit (54%) e le risorse umane a supporto (53%).

La formazione rappresenta un’altra seria problematica: più della metà non l’ha ricevuta all’ingresso in azienda da parte del datore di lavoro e non possiede ad oggi una formazione specifica al ruolo (52%), mentre i due terzi (67%) denunciano un calo della formazione a causa della crisi

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Per due terzi dei quadri gli ultimi anni sono stati i più stressanti, con un carico di lavoro più elevato e con più tensioni con i colleghi. Per alcune aziende ci sono stati anche dei forti cambiamenti: nuove competenze, più flessibilità, più mobilità ma non sempre queste nuove richieste aziendali si sono trasformate in valorizzazione per i quadri. Invece per poco più di un terzo dei quadri intervistati, la situazione lavorativa è stata positiva, sono cresciuti professionalmente, hanno avuto nuove opportunità lavorative e una rilevanza di ruolo maggiore.

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