Il futuro dell’Industria alimentare italiana

di Francesca Vinciarelli

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Per migliorare il futuro dell'industria alimentare italiana bisogna puntare su degli aspetti troppo sottovalutati.

Alla vigilia di Expo 2015, l’evento che promette di proiettare il nostro Paese alla guida del food mondiale, la fotografia dell’industria alimentare italiana si presenta arretrata e poco propensa all’innovazione, sopratutto in fatto di commercializzazione dei prodotti e dell’export. Il mercato del lavoro nell’alimentare non sembra prevedere una diminuzione del personale nel 2015, ma non sono previsti neanche aumenti. Secondo le stime, il 29% degli intervistati assumerà, sopratutto nell’ambito della produzione, mentre il 63% si limitera soltanto a non ridurre l’organico. 

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Purtroppo però la produzione non è tutto, invece in italia si punta più su questa che su elementi cruciali quali innovazione, marketing e vendite. Al contrario l’Europa e gli Usa pongono particolare attenzione a questi ambiti, anche perché i trend evidenziano come i consumatori abbiano sempre maggiore consapevolezza dei rischi alimentari, presentando esigenze di consumo più sofisticate. Dunque bisognerebbe puntare sulla rivoluzione digitale, nonché sull’internazionalizzazione della domanda e dell’offerta.

Tutto questo comporta delle conseguenze per quanto riguarda l’export-manager e l’e-commerce: i dati sono alquanto negativi per il futuro dell’industria alimentare.

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Pochissime aziende, infatti, investiranno sull’assunzione di un sales export, nonché il responsabile delle vendite, a dispetto del fatto che, in Italia, l’assunzione di questa figura professionale sarebbe fondamentale. Per quanto riguarda l’e-commerce la situazione non è migliore, infatti solo il 43% delle aziende è intenzionato ad investire sul digital e su figure specializzate. Purtroppo però per molti, forse troppi, l’e-commerce non è ancora una soluzione strategica da prendere in seria cosiderazione.

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