Lavorare con la partita IVA

di Francesca Vinciarelli

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Partita IVA e lavoro, ecco tutti gli usi e le regole.

Tra le varie modalità di contratto è presenta il contratto con partita IVA, che tratta di una particolare forma di gestione retributiva e fiscale riservata ai lavoratori autonomi, come i liberi professionisti, i consulenti, i collaboratori.

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Per questo è importante conoscere le modalità di apertura, le spese e tutte le nozioni utili per questo specifico percorso. Prima di tutto per aprirla si deve comunicare all’Agenzia delle Entrate l’inizio della propria attività, entro 30 giorni dal primo giorno di attività, con apposita dichiarazione, redatta su modello AA9/7 (ditta individuale e lavoratori autonomi) oppure modello AA7/7 (società): entrambi i modelli si possono scaricare dal sito dell’Agenzia delle Entrate. Nel dettaglio per presentare i modelli ci sono diversi metodi, ci si può recare presso l’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate con apposito documento di riconoscimento, inviando tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, con in allegato fotocopia del documento di riconoscimento o inviando per via telematica, tramite il software apposito che si scarica dal sito dell’Agenzia delle Entrate.

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All’apertura della partita IVA, bisognerà scegliere il codice ATECO, riferito ala specifica attività, ed il tipo di regime contabile. Una volta rilasciata o inviata la dichiarazione firmata, viene assegnato il numero di partita IVA, che rimarrà sempre lo stesso fino al termine dell’attività. I numeri che compongono la partita IVA sono 11 e indicano i primi 7 il contribuente, i seguenti 3 identificano il Codice dell’Ufficio delle Entrate, l’ultimo ha carattere di controllo. Infine recarsi all’INPS per aprire la propria posizione previdenziale. I costi della partita IVA inizialmente sono nulli, si presentano per quanto riguarda le spese di mantenimento, spesso sostanziose.

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Regime di Contabilità ordinaria: chi apre una partita IVA a regime di contabilità ordinaria deve guadagnare abbastanza in generale, al fine di affrontare comodamente le spese di gestione. Più chiaramente chi deve iscrivere una ditta alla Camera di Commercio, pagherà all’istituto una quota che si aggira attorno agli 80-100 euro l’anno più tutti i costi del commercialista circa 1.000 euro l’anno e i contributi INPS. Da non sottovalutare anche il pagamento delle imposte IRPEF e IRAP, calcolate rispettivamente sul reddito e sul valore aggiunto prodotto.
Il Regime forfettario implica la tassazione agevolata del 5% per i primi 5 anni (ove ricorrano i requisiti per il regime forfettario startup) e del 15% dal sesto anno, mentre i contributi INPS graveranno per il 27% sul reddito di impresa.

 

 

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