Controllare la rabbia

di Francesca Vinciarelli

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Liti e licenziamento, ecco tutte le regole.

I litigi sul lavoro possono portare delle conseguenze che rovinano tutto il percorso lavorativo, tra queste il licenziamento.

Conoscere i conflitti


Il datore di lavoro, proprio per la figura professionale che ricopre, deve mantenere un comportamento più serio e distaccato, ma il capo non deve sfruttare il suo ruolo solo per comandare e trattare male i propri dipendenti. Ovviamente dall’altra parte anche i lavoratori devono sapere distinguere tra professionalità e maleducazione, ma soprattutto devono saper accettare le critiche e i richiami.  Ci sono situazione nel quale l’azienda può licenziare un dipendente che non rispetta le regole stabilite dal tipo di contratto di lavoro, in altri casi però non è possibile attuarlo, tra questi gli insulti al proprio datore fuori l’orario di lavoro.

Superare il conflitto generazionale

Come chiarisce la Corte di Cassazione insultare il capo fuori dal turno lavorativo non può essere causa di licenziamento per insubordinazione. Anche se il comportamento può essere causa di richiami dal punto di vista disciplinare, il licenziamento non è legittimo. Specificando che per poter parlare di insubordinazione precisa la Cassazione “è necessario che la reazione del dipendente si inserisca in un contesto aziendale e sia causa proprio delle direttive impartite dal datore di lavoro; al contrario, la lite che avviene nella pausa pranzo o caffè, oppure prima che il turno inizi, è ancora al di fuori dal rapporto lavorativo vero e proprio”. Infine si può dire che questa conclusione avviene perché per legge i vincoli gerarchici tra le persone non si estendono anche al di fuori dell’orario di lavoro, per questo non si può licenziare per problematiche fuori l’orario di lavoro.

Fonte: Shutterstock

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