Questionario MiFID: investimenti su misura per ogni risparmiatore

di Redazione PMI.it

Il Questionario MiFID di profilatura dei risparmiatori garantisce trasparenza e tutela per l'investitore retail che sceglie uno strumento finanziario.

La MiFID (Markets in Financial Instruments Directive) – parte integrante del Piano di azione degli strumenti finanziari adottato dalla Commissione Europea nel 1999 – è stata la direttiva che ha disciplinato i mercati finanziari della UE fino al 2018, da quel momento sostituita dalla direttiva MiFID II con la regolamentazione specifica sugli investimenti, insieme alla MiFIR (Markets in financial instruments regulation).

Fin dall’introduzione della prima Direttiva UE, tutti gli operatori finanziari sono tenuti a far compilare un questionario ai propri clienti al fine di profilarne capacità e attitudini d’investimento.  Vediamo come funziona.

MiFID e MiFID 2

Entrata in vigore dal primo Novembre 2007 in sostituzione della Direttiva n. 93/22/CEE, riguardo i “Servizi di investimento nel settore degli strumenti finanziari” (Investment Services Directive), la prima MiFID è stata ritenuta necessaria in una situazione di forte evoluzione del mercato finanziario europeo, in un periodo di crescita che ha visto aumentare il numero degli investitori e la gamma di servizi a disposizione.

La MiFID ha introdotto novità come il principio della best execution, intesa come la volontà di garantire al cliente il raggiungimento del miglior risultato possibile all’interno delle diverse tipologie di strumenti finanziari. La disciplina ha però portato con sé una serie di obblighi di trasparenza verso il pubblico e una nuova segmentazione della clientela divisa in controparti qualificate, clientela retail e clientela professionale.

Nel 2018 è stata sostituita dalla MiFID 2 (2014/65/EU), che ha introdotto obblighi più stringenti per gli operatori (banche, broker, consulenti…) per aumentare ancora di più la trasparenza del mercato ed aumentare la tutela degli investitori, correggendo alcune criticità della prima MiFID.

In Italia, il Governo ha recepito la direttiva con un provvedimento ad hoc, che ha istituito regole a protezione dei risparmiatori e indicato quali informazioni devono essere contenute nei documenti forniti agli investitori in strumenti finanziari.

Questionario MiFID: come funziona

Il questionario MiFID raccoglie le informazioni sul livello di conoscenza e di esperienza finanziaria del potenziale cliente, i suoi obiettivi di investimento e soprattutto il suo profilo di rischio. La valutazione riguarda l’adeguatezza e appropriatezza delle informazioni fornite al cliente retail in rapporto agli obiettivi della Direttiva MiFID.

Le domande del questionario vertono in primis sulla conoscenza ed esperienza in campo finanziario del potenziale investitore, della sua situazione patrimoniale, della sua propensione al rischio, del suo interesse verso tematiche ESG.

In base alle informazioni con le quali viene compilato il questionario, la banca potrà valutare gli strumenti finanziari più adeguati da proporre: titoli di Stato, obbligazioni, hedge fund, ETF e Certificates, Warrant, ecc.

Pro e contro della profilazione

Il questionario MiFID di profilatura introdotto dalla MiFID ha introdotto una netta catalogazione dei risparmiatori, identificati con profili di rischio differenti in base alla loro conoscenza ed esperienza dei diversi servizi e prodotti finanziari. La rigidità della catalogazione risulta tuttavia molto forte: se un risparmiatore opta per un prodotto non in linea con il suo profilo di rischio, la procedura informatica rifiuta il processo e l’operazione non può concludersi.

Nell’impiego dello strumento, fino all’introduzione della MiFID 2, si celavano no anche dei rischi: spesso, infatti, il questionario non portava ad una corretta identificazione del profilo di rischio del cliente anche perché gli intermediari finanziari tendono a creare dei profili medi ai quali si possano accostare prodotti differenti, in base alle specifiche esigenze del momento.

Ancora: molte volte si ricorreva alla creazione di profili forzati, cioè si fa il contrario di quello che una giusta interpretazione della MiFID vorrebbe: l’intermediario stabilisce in anticipo il prodotto da far sottoscrivere e, in base all’obiettivo, guida la compilazione del questionario del cliente. Capita quindi che al signor X venga propinata un’obbligazione, conseguente ad una dichiarata esperienza e conoscenza del titolo, quando invece l’obiettivo era la sottoscrizione di Bot.

Molte banche si potevano nascoste dietro una perfetta modulistica che, se sottoscritta dal cliente, lasciava a quest’ultimo poche armi per difendersi da prodotti e servizi poco conosciuti. Da qui l’esigenza di una revisione normativa, apportata con la MiFID 2.

I prodotti finanziari proposti clientela devono soddisfare le esigenze di un determinato mercato di riferimento. In pratica, vengono offerti o raccomandati al cliente solo quando è effettivamente nel suo interesse: se sono pensati per investitori con alto profilo di rischio non possono essere venduti a piccoli risparmiatori.

In caso di consulenza finanziaria, deve essere specificato se è fornita su base indipendente, se è basata su un’analisi del mercato ampia, ristretta o limitata agli strumenti emessi o forniti da entità che hanno legami con l’impresa di investimento o altro rapporto legale o economico.


a cura di Luca Gianella