Shrinkflation: nessuna istruttoria contro le confezioni ridotte e rincarate

di Noemi Ricci

L'Antitrust non sta intervenendo sullo shrinkflation: con inflazione e caro energia si continuano a ridurre le confezioni ed aumentare i prezzi.

Riflettori puntati sullo shrinkflation con il caro prezzi dovuto all’inflazione: la tecnica occulta, che riduce i prodotti ed alza i prezzi dei prodotti, è stata “rispolverata” con il configurarsi della crisi internazionale degli approvvigionamenti e dell’energia, che nel 2022 ha fatto lievitare il costo del carrello della spesa.

Vediamo bene di cosa si tratta, a partire dal significato del termine “shrinkflation“, fino ad analizzare il fenomeno e capirne il meccanismo, anche con alcuni esempi concreti.

Cosa vuol dire shrinkflation

Il termine Shrinkflation deriva dalla fusione delle due parole inglesi  shrinkage (contrazione) e inflation (inflazione o rincaro). In Economia si indica con tale termine una tecnica di marketing che prevede il ridimensionamento dei prodotti, mantenendo inalterato il prezzo, che di fatto quindi risulta maggiorato o addirittura aumentato. Le modifiche possono essere attuate come una riduzione delle dimensioni o della quantità degli articoli, ma anche come riformulazione o riduzione della qualità del prodotto venduto.

La situazione in Italia

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AgCM) sta monitorando da mesi il fenomeno, per evidenziare eventuali violazioni al Codice del Consumo, in materia di pratiche scorrette e scarsa trasparenza, dopo le tante segnalazioni delle Associazioni di Consumatori. Il problema è il proliferare di confezioni che si restringono a fronte di prezzi che lievitano:

ciò che rileva non è la riduzione in sé della quantità di prodotto contenuta nella confezione, quanto la trasparenza di tale modifica nei confronti del consumatore.

Secondo l’Antitrust, condotte quali la diminuzione della quantità di prodotto a parità di dimensioni della confezione, in assenza di un’adeguata avvertenza sull’etichetta frontale, potrebbero essere ritenuti meritevoli di approfondimento. Questo fenomeno, che nel marketing e nelle vendite non ha nulla di nuovo, si è inasprito con la crisi economica alimentata dal caro prezzi e dall’inflazione, oggi utilizzata spesso dalle aziende per massimizzare i profitti ma a scapito della trasparenza.

Ad oggi, tuttavia, nessuna istruttoria formale è stata ancora aperta dall’Antitrust.

Inflazione occulta

Si tratta a volte di un fenomeno di “inflazione occulta” che allarma le associazioni dei consumatori, tanto da arrivare a presentare esposti all’Antitrust chiedendo di accertare se tale pratica possa violare le norme del Codice del Consumo e realizzare una pratica commerciale scorretta.

Il fenomeno shrinkflation pesa ancor di più se si considera il caro prezzi che sta interessando in questi mesi il mercato mondiale, soprattutto la filiera agroalimentare. Sono da mesi ben noti i rincari a due cifre di molti generi alimentari e prodotti per la casa. Il caro energia ha penalizzato anche la filiera produttiva, con un aumento dei costi correnti per la produzione della frutta italiana e per l’ortofloricoltura. Se però i prezzi aumentano ma le confezioni si riducono, allora il consumatore è beffato due volte.

Shrinkflation: come viene applicata

Lo shrinkflation è dunque una tecnica, diffusa tra grandi aziende, attuata in risposta all’aumento dei costi di produzione o alla concorrenza sul mercato. Ci sono vari modi di applicarla ma spesso il processo di riduzione delle dimensioni riguarda beni di largo consumo e non vede coinvolta la dimensione del prodotto ma le unità di quelli inseriti in una confezione.

La confezione viene venduta allo stesso prezzo, in modo che il cambiamento abbia minore impatto emotivo sul consumatore: se la variazione è minima, a volte neanche lo nota. I risparmi per l’azienda sono abbastanza evidenti, soprattutto ragionando su scala industriale.

Esempi di Shrinkflation

Qualche esempio: il numero o la dimensione dei biscotti inseriti in una confezione, il numero di fazzoletti in un pacco, i grammi contenuti in un barattolo di cioccolato, miele, marmellata o nelle bustine di zucchero, la quantità di prodotto presente nelle confezioni di beni per la cura della casa e l’igiene personale, come detersivi, dentifrici, carta igienica e shampoo.

 

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Quante sono le aziende che ricorrono alla tecnica dello shrinkflation? Secondo l’ISTAT nel periodo 2012-2017 sono stati 7.306 i prodotti che hanno subito delle riduzioni di qualche tipo (quantità, qualità o dimensioni) e in ben 4.983 casi il prezzo ha subito addirittura un rialzo. Qualche esempio?

  • Toblerone Kraft: da 200 a 170 grammi e 150 grammi, da 400 grammi a 360 grammi;
  • Cioccolata Milka: da 300 a 270 grammi;
  • Coca-Cola: da 2 a 1,75 litri;
  • Kellog’s Coco Pops: riduzione di peso (motivata da una riduzione dello zucchero);
  • Magnum e Cornetto Algida: rimpiccioliti (secondo l’azienda per ridurre l’apporto calorico).

Con i rincari di fine 2021 e inizio 2022, e con l’inflazione galoppante che l’ISTAT continua a registrare a livello tendenziale e congiunturale, il fenomeno è aumentato in maniera esponenziale.