Shrinkflation: tecnica di marketing per alzare i profitti

di Redazione PMI.it

scritto il

Shrinkflation in tempo di crisi: per ridurre costi e aumentare profitti riducendo dimensioni e quantità di prodotti, venduti a prezzo anche maggiorato.

Complice il riaccendersi della crisi economica dovuta al caro materie prime ed energia, ulteriormente inasprita dai venti di guerra russo-ucraini, è tornato alla ribalta il fenomeno shrinkflation, una tecnica di marketing che viene utilizzata dalle aziende per massimizzare i profitti, da alcuni casi spinta in tal misura da essere ritenuta poco corretta.

Vediamo bene di cosa si tratta, a partire dal significato del termine “shrinkflation”, fino ad analizzare il fenomeno e capirne il meccanismo, anche con alcuni esempi concreti.

Il caro prezzi

Il fenomeno shrinkflation pesa ancor di più se si considera il caro prezzi che sta interessando in questi mesi il mercato mondiale, soprattutto la filiera agroalimentare. L’Italia non è da meno. Secondo Coldiretti, tra i rincari a due cifre dei generi alimentari spiccano oli di semi (+23%), verdura fresca (+17,8%), burro (+17,4%), pasta (+13%), frutti di mare (+10,8%) e farina (+10%). Il caro energia ha penalizzato anche la filiera produttiva, con un aumento dei costi correnti per la produzione della frutta italiana pari a +51%, che sale addirittura al 67% per l’ortofloricoltura. Se poi i prezzi aumentano ma le confezioni si riducono, allora il consumatore è beffato due volte.

Significato del termine shrinkflation

Il termine Shrinkflation deriva dalla fusione delle due parole inglesi  shrinkage (contrazione) e inflation (inflazione o rincaro). In Economia si indica con tale termine una tecnica di marketing che prevede il ridimensionamento dei prodotti, mantenendo inalterato il prezzo, che di fatto quindi risulta maggiorato o addirittura aumentato. Le modifiche possono essere attuate come una riduzione delle dimensioni o della quantità degli articoli, ma anche come riformulazione o riduzione della qualità del prodotto venduto.

=> Marketing: l'importanza dei contenuti nella comunicazione

Shrinkflation: come viene applicata

Lo shrinkflation è dunque una tecnica, diffusa tra grandi aziende, attuata in risposta all’aumento dei costi di produzione o alla concorrenza sul mercato. Ci sono vari modi di applicarla ma spesso il processo di riduzione delle dimensioni riguarda beni di largo consumo e non vede coinvolta la dimensione del prodotto ma le unità di quelli inseriti in una confezione.

La confezione viene venduta allo stesso prezzo, in modo che il cambiamento abbia minore impatto emotivo sul consumatore: se la variazione è minima, a volte neanche lo nota. I risparmi per l’azienda sono abbastanza evidenti, soprattutto ragionando su scala industriale.

Qualche esempio: il numero o la dimensione dei biscotti inseriti in una confezione, il numero di fazzoletti in un pacco, i grammi contenuti in un barattolo di cioccolato, miele, marmellata o nelle bustine di zucchero, la quantità di prodotto presente nelle confezioni di beni per la cura della casa e l’igiene personale, come detersivi, dentifrici, carta igienica e shampoo.

=> Funnel Marketing: cos’è e come aumenta le vendite aziendali

Inflazione occulta

Si tratta a volte di un fenomeno di “inflazione occulta” che allarma le associazioni dei consumatori, tanto da arrivare a presentare esposti all’Antitrust chiedendo di accertare se tale pratica possa violare le norme del Codice del Consumo e realizzare una pratica commerciale scorretta.

Shrinkflation: esempi e trend

Quante sono le aziende che ricorrono alla tecnica dello shrinkflation? Secondo l’ISTAT nel periodo 2012-2017 sono stati 7.306 i prodotti che hanno subito delle riduzioni di qualche tipo (quantità, qualità o dimensioni) e in ben 4.983 casi il prezzo ha subito addirittura un rialzo. Qualche esempio?

  • Toblerone Kraft: da 200 a 170 grammi e 150 grammi, da 400 grammi a 360 grammi;
  • Cioccolata Milka: da 300 a 270 grammi;
  • Coca-Cola: da 2 a 1,75 litri;
  • Kellog’s Coco Pops: riduzione di peso (motivata da una riduzione dello zucchero);
  • Magnum e Cornetto Algida: rimpiccioliti (secondo l’azienda per ridurre l’apporto calorico).

Nel 2018 uno studio della BBC ha analizzato le riduzioni subite da alcuni snack dal 2014: ben 18 dei 19 prodotti analizzati erano stati oggetto di shrinkflation e per 15 di essi c’era stato anche un rialzo del prezzo.