Brevetti software in Europa: nuovo tentativo USA

di Tullio Matteo Fanti

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Dopo la bocciatura da parte del Parlamento Europeo, un accordo tra Stati Uniti e Unione Europea riporta nel Vecchio Continente l'ipotesi della brevettabilità del software

L’impegno della FFII (Foundation For a Free Information Infrastructure) sembrava aver allontanato definitivamente la discussa possibilità dei brevetti software nel nostro continente, eppure gli Stati Uniti ritornano, a distanza di tre anni, a fare pressione nei confronti dell’Unione Europea affinché introduca anche in Europa la brevettabilità del software.

Con punti di vista divergenti, imprese, softwarehouse e aziende IT attendono ora di capire quali prospettive commerciali possano delinearsi con il nuovo possibile scenario alle porte.

È il TEC (Transatlantic Economic Council) a spingere verso una miglior cooperazione economica tra USA e Unione Europea tramite un accordo bilaterale.

Scopo ultimo? Il miglioramento «dell’efficienza e dell’efficacia del sistema dei brevetti a livello globale per promuovere l’innovazione, l’occupazione e la competitività e la ricerca del progresso nell’armonizzazione di differenti regimi di brevetti».

L’accordo commerciale rischia quindi di reintrodurre anche in Europa la brevettabilità del software e il termine “armonizzazione” suona come un campanello d’allarme alle orecchie della FFII, la quale ha dichiarato: «dal momento che non c’è un diritto sostanziale sui brevetti nell’Unione Europea, è inutile discutere un trattato bilaterale sui brevetti con gli Stati Uniti».

La proposta dovrebbe aver raggiunto i tavoli di un Gruppo di Lavoro nato all’interno del Consiglio dei Ministri Europeo proprio allo scopo di discutere la delicata faccenda e verificare quali leggi americane sui brevetti possano corrispondere agli standard europei.