Gestione della proprietà intellettuale: consigli pratici

di Roberta Bianchi

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Gestire la proprietà intellettuale richiede tempo e risorse ma è fondamentale per scongiurare sorprese ancor più spiacevoli e costose

Le Pmi tendono a volte a gestire le questioni di Proprietà Intellettuale con una certa superficialità. Eppure una corretta gestione dell’IP è rilevante per l’attività imprenditoriale e può portare a massimizzare la competitività dell’impresa.

Al contrario, ogni strategia potrebbe rivelarsi inefficace. Ecco allora alcuni consigli pratici per gli imprenditori, da adottare nella gestione aziendale complessiva.

Valutare la rilevanza della IP per settore di appartenenza: spesso la mancanza di informazioni in materia porta a sottovalutare l’importanza dell’IP nella propria attività. Documentarsi (preferibilmente con il supporto di uno specialista) e partecipare a eventi dedicati può consentire, senza un esborso significativo di risorse, di saperne quanto basta per prendere le prime decisioni in merito.

Tutelarsi: nel caso in cui l’IP rilevi per l’attività, è bene sapere che lo sforzo economico per il deposito di marchi, brevetti e altri titoli di proprietà intellettuale è decisamente contenuto. A proposito, l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi mette a disposizione i prezzi indicativi dei brevetti. Se si decide di tutelarsi invece che solo in Italia contestualmente anche nei 27 paesi dell’Unione, per i marchi il costo può essere anche inferiore, poiché la procedura di deposito del marchio comunitario è unica.

Integrare l’IP nella strategia aziendale, soprattutto nei processi di cambiamento: la gestione dell’IP contribuisce alla competitività di una impresa proprio se ben incorporata nella strategia complessiva. Conviene quindi che se ne tenga conto soprattutto nel momento in cui si implementano cambiamenti rilevanti sotto il profilo commerciale (ad esempio, per il lancio di un nuovo prodotto o l’ingresso in un nuovo mercato). Misure specifiche consentono di tutelarsi da eventuali abusi da parte di concorrenti.

Prevenire è meglio che curare: il deposito preventivo di un titolo di IP evita – in caso di contenzioso – sforzi economici che possono diventare elevatissimi, e questo è un aspetto estremamente rilevante. In assenza di un deposito, infatti, può risultare molto complessa e costosa, se non del tutto fallimentare, la difesa nei confronti di terzi che usurpano le proprie invenzioni o segni distintivi, soprattutto nei confronti di grandi società con politiche di tutela dei propri titoli molto aggressive, che possono contestare l’utilizzo di segni a piccoli e medi imprenditori sulla scorta della notorietà del proprio marchio.

Affidarsi ai professionisti: è pratica comune tra le Pmi il “fai da te” nel deposito di marchi e brevetti. Tuttavia, i rischi sono molti e la mancanza di competenze specifiche può portare a commettere errori banali che possono avere conseguenze disastrose. Una descrizione anche solo parzialmente errata o non esaustiva, ad esempio, potrebbe vanificare l ‘ esclusività stessa del brevetto, consentendo a terzi di approfittarne a proprio vantaggio.

Il deposito di marchi, brevetti e disegni/modelli tramite consulente specializzato presenta dunque un rapporto costi/benefici accettabile. Tanto più che al crescere della numerosità e complessità di gestione del portafoglio di titoli IP cresce parimenti anche il vantaggio di affidarsi a una società specializzata.

Eclatante il caso di una piccola impresa che, a causa di un atto di cessione di ramo d’azienda redatto con eccessiva superficialità da un professionista non esperto in proprietà industriale, ha rischiato di perdere la titolarità del marchio che contraddistingueva il suo prodotto di maggior successo a vantaggio di un concorrente. Solo dopo un lungo e costoso iter giudiziario ha potuto proseguire la propria attività senza ulteriori turbative.

Mettere a budget le spese IP: secondo un’indagine dell’Università di Dublino, l’80% circa delle Pmi europee, in casi di violazione dei loro diritti di IP, ha dovuto rinunciare alle cause di difesa per mancanza di disponibilità finanziaria! Il consiglio è di stanziare una quota per la difesa dell’IP a budget a cadenza annuale, mutuando la prassi consolidata delle imprese di grandi dimensioni.

Non pensare all’IP come fonte di reddito: la gestione dei titoli di IP rappresenta una voce di spesa e non una modalità di cash in. L’idea, piuttosto frequente, che attraverso azioni legali nei confronti di terzi sia possibile ottenere somme di denaro anche ingenti va decisamente contro la realtà dei fatti. I tribunali italiani, all’esito di processi lunghi e costosi, riconoscono danni in minima proporzioni rispetto alle reali spese legali sostenute, difficilmente recuperabili nel loro complesso anche in caso di vittoria.

Per le Pmi attive in settori “IP sensitive” che ancora non hanno optato per la tutela, oltre all’ovvio consiglio di prendere in seria considerazione il deposito di privative, il suggerimento è quello di sensibilizzare il personale il più possibile sull’importanza del segreto industriale e del know how aziendale.

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