Ecoreati: pene e sanzioni della nuova legge

di Barbara Weisz

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Disastro e inquinamento ambientale, traffico e abbandono materiali radioattivi, impedimento controllo, omessa bonifica: cinque nuovi Ecoreati nel codice penale, pene fino a 15 anni, la legge.

 

ecoreati

Inquinamento ambientale punito con reclusione da due a sei anni e multe fino a 100mila euro, mentre per il disastro ambientale pene da cinque a 15 anni di carcere: sono alcune delle disposizioni della nuova legge sugli Ecoreati approvata in via definitiva dal Senato martedì 19 maggio con 170 sì, 20 no e 21 astensioni. La norma introduce nel codice penale italiano cinque nuovi reati contro l’ambiente (disastro e inquinamento ambientale, traffico e abbandono materiale ad alta radioattività, impedimento dei controlli, omessa bonifica), alcuni dei quali come visto considerati di particolare gravità, inasprendo la lotta alle ecomafie e in generale segnando un cambiamento di passo rispetto ai reati contro l’ambiente. Reazioni soddisfatte da governo e istituzioni. Vediamo i punti fondamentali.

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Disastro e inquinamento ambientale

Viene previsto il reato di “disastro ambientale“, con un nuovo articolo del codice penale, il 452-quater. «Chiunque abusivamente cagiona un disastro ambientale è punito con la reclusione da cinque a quindici anni». Costituiscono disastro ambientale:

  • l’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema;
  • l’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali;
  • l’offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo;

L’inquinamento ambientale è invece introdotto con l’articolo 452-bis del codice penale, e punisce con la reclusione da due a sei anni e multe da 10mila a 100mila euro chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili delle acque, dell’aria, di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo, di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna.

In entrambi gli ecoreati sopra esposti (disastro ambientale o inquinamento ambientale), le pene sono aumentate nel caso in cui il danno sia provocato in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette.

Se da un reato di inquinamento ambientale deriva, come conseguenza non voluta, una lesione personale, reclusione da due anni e sei mesi a sette anni (unica eccezione: se la malattia dura meno di 20 giorni). Se la lesione è grave, la pena della reclusione va da tre a otto anni, se la lesione è gravissima, pena da quattro a nove anni. In caso di decesso, reclusione da cinque a dieci anni. Ancora: se l’inquinamento provoca la morte di più persone, lesioni di più persone, morte di una o più persone e lesioni di una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per l’ipotesi più grave, aumentata fino al triplo, fino a un massimo di 20 anni di reclusione.

Se gli ecoreati di inquinamento ambientale o di disastro ambientale sono colposi, le pene sono diminuite da uno a due terzi, mentre se i fatti determinano (sempre in via colposa) il rischio di inquinamento o disastro ambientale, le pene sono ulteriormente diminuite di un terzo.

Traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività

Il reato colpisce chiunque «abusivamente cede, acquista, riceve, trasporta, importa, esporta, procura ad altri, detiene, trasferisce, abbandona o si disfa illegittimamente di materiale ad alta radioattività», ed è punito con reclusione da due a sei anni e multe da 10mila a 50mila euro. Pene aumentate se dai fatti deriva il pericolo di compromissione o deterioramento di acque, aria, porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo, ecosistema, biodiversità, anche agraria, flora o fauna. Pena aumentata fino al raddoppio se dai fatti deriva pericolo di vita o rischio incolumità delle persone.

Impedimento del controllo

Reclusione da sei mesi a tre anni per chiunque negando l’accesso, predisponendo ostacoli o mutando artificiosamente lo stato dei luoghi, impedisce, intralcia o elude l’attività di vigilanza e controllo ambientali e di sicurezza e igiene del lavoro, oppure ne compromette gli esiti.

Omessa bonifica

Reclusione da uno a otto anni e multa da 20mila a 80mila euro per chi non provvede alla bonifica, al ripristino o al recupero dello stato dei luoghi pur essendovi obbligato per legge, per ordine del giudice, o di un’autorità pubblica.

Le aggravanti per Ecomafie

In tutte le ipotesi in cui i reati contro l’ambiente derivano da associazioni a delinquere (tecnicamente, quando rientrano nell’articolo 416 del codice penale), le pene previste dallo stesso articolo 416 sono aumentate. Stesso discros, nel caso in cui l’associazione sia di tipo mafioso (articolo 416 bis). Sono poi previste altre aggravanti, con relative pene.

Pene diminuite dalla metà a due terzi per chi, avendo partecipato a un reato ambientale aggravato da associazione, «si adopera per evitare che l’attività delittuosa venga portata a conseguenze ulteriori», oppure prima dell’apertura del processo di primo grado «provvede concretamente alla messa in sicurezza, alla bonifica e, ove possibile, al ripristino dello stato dei luoghi». Pene diminuite da un terzo alla metà nei confronti di colui che, sempre dopo aver partecipato ai reati aggravati da associazione, «aiuta concretamente l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria nella ricostruzione del fatto, nell’individuazione degli autori o nella sottrazione di risorse rilevanti per la commissione dei delitti».

In caso di condanna per i reati ambientale, è prevista la confisca dei beni che rappresentano il prodotto o il profitto del reato o che servirono a commettere il reato, salvo che appartengano a persone estranee al reato.

Reazioni

Soddisfazione del premier, Matteo Renzi, e del ministero dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, mentre sia il presidente del Senato, Piero Grasso, sia il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, definiscono il provvedimento «storico». Orlando sottolinea che con questa nuova legislazione «un caso come quello dell’Eternit non sarà mai più proponibile». (Fonte: testo della legge sugli Ecoreati approvato)

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