In una decisione destinata a cambiare gli equilibri del commercio internazionale, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittima gran parte dei dazi introdotti tramite ordini esecutivi unilaterali. La sentenza del 20 febbraio 2026 stabilisce che il ricorso all’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977 non consente alla Presidenza di imporre dazi senza un mandato esplicito del Congresso.
A seguito della decisione, il Presidente Trump ha emanato un Ordine Esecutivo che interrompe i dazi reciproci ma, allo stesso tempo, ha firmato una Proclamazione Presidenziale (in vigore dal 24 febbraio 2026), che impone un nuovo dazio del 10% su articoli prima interessati da quelli IEEPA.
Per le imprese italiane che esportano negli USA, da un lato si apre la possibilità di recuperare i capitali versati ma dall’altro arriva una nuova scure.
Dazi USA, un freno ai poteri unilaterali
La sentenza riafferma il principio della separazione dei poteri, chiarendo che la facoltà di imporre tributi e dazi spetta esclusivamente al potere legislativo. Secondo i giudici, una norma nata per regolare le importazioni in contesti di emergenza nazionale non può essere trasformata in una delega in bianco per colpire intere categorie merceologiche con dazi protezionistici. Per le aziende, questo significa che miliardi di dollari sono stati incassati dal Fisco americano su basi giuridiche che oggi vengono meno.
La via del ricorso per ottenere il rimborso
Nonostante la bocciatura dei dazi, le aziende italiane ed europee non riceveranno certo rimborsi d’ufficio. Il recupero delle somme versate è una partita che si gioca sulla compliance documentale e sui ricorsi. Molte imprese operano negli USA tramite controllate americane che agiscono come Importer of Record: per loro, la priorità assoluta è verificare se siano stati attivati i ricorsi procedurali nei tempi previsti dalla normativa doganale statunitense.
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Le aziende che esportano meccanica, agroalimentare e beni di lusso — i settori più colpiti dalle politiche daziarie — dovranno dimostrare il proprio diritto in sede tecnica. Per il recupero dei crediti bisogna prima mappare analiticamente tutti i flussi di importazione degli ultimi anni per poi aprire un contenzioso davanti alla Court of International Trade (CIT).
La nuova tariffa doganale al 10% dal 24 febbraio
Sullo sfondo c’è però la spada di Damocle del nuovo dazio, stavolta legittimo perché basato su un diverso riferimento di legge. Avrà una durata di 150 giorni (quella massima legale), trascorsi i quali Trump ha già annunciato “ulteriori indagini commerciali” per poterli estendere. Paese per Paese.
Per imporre dazi specifici, però, bisognerà dimostrare che il Paese “in causa” sia reo di una violazione di accordi commerciali, o addirittura di pratiche scorrette verso gli Stati Uniti.