Dopo anni di voli “fantasma” e punti congelati nei bilanci della vecchia compagnia di bandiera, arriva un punto fermo. Il Tribunale di Roma ha accolto la class action promossa dai soci del programma fedeltà MilleMiglia di Alitalia, stabilendo un risarcimento economico per chi ha accumulato miglia tra il 2018 e il 2021 senza poterle mai riscattare. Un verdetto che trasforma quei punti digitali in moneta sonante, ma che impone tempi stretti e una valutazione attenta dei costi.
Il verdetto: quanto valgono le miglia Alitalia
La nuova sentenza stabilisce un valore di 2 centesimi di euro per ogni miglio posseduto alla data del 27 ottobre 2021. Non si tratta solo del valore nominale: al totale vanno aggiunti la rivalutazione monetaria e gli interessi legali maturati nel tempo. Tuttavia, il tribunale ha fissato un filtro all’ingresso: per sperare nell’indennizzo è necessario che il saldo al momento della chiusura dei voli Alitalia fosse superiore alle 12.000 miglia.
Per fare un esempio pratico, chi ha in tasca il minimo richiesto (12mila punti) avrebbe diritto a circa 240 euro, oltre interessi. È proprio su questo calcolo che i risparmiatori devono fare la loro mossa, considerando che l’operazione non è a costo zero.
Con 150 euro si accede ancora al ricorso e al rimborso
L’estensione degli effetti della sentenza a chi non ha partecipato al ricorso iniziale non è automatica. Gli utenti che si trovano nelle medesime condizioni dei primi 168 ricorrenti possono aderire al ricorso in via differita. Per farlo, è necessario versare una quota di 150 euro a titolo di fondo spese su un conto dedicato indicato dai legali che hanno vinto la causa.
Si tratta di un passaggio obbligatorio per coprire gli oneri della procedura. Va da sé che l’adesione diventa conveniente solo per chi possiede un bottino di miglia consistente: per chi si trova vicino alla soglia minima delle 12.000, il guadagno reale rischierebbe di essere quasi interamente assorbito dalle spese legali.
Scadenza e termini: il countdown dei 150 giorni
Il tempo è il peggior nemico in questa fase. La platea dei potenziali beneficiari ha infatti 150 giorni di tempo a decorrere dalla data di pubblicazione della sentenza per formalizzare la richiesta di rimborso. Superato questo termine, il diritto all’indennizzo decade definitivamente.
La procedura ricalca quanto già visto in altre azioni collettive recenti, dove la tempestività documentale fa la differenza tra incassare o restare a mani vuote. Chi intende procedere deve recuperare gli estratti conto del programma MilleMiglia o le comunicazioni ufficiali di Alitalia che attestino il saldo finale alla data del crack definitivo, strumenti indispensabili per certificare il proprio credito nei confronti della vecchia amministrazione straordinaria.
Il verdetto arriva a due anni dal passaggio della piattaforma alle Ferrovie dello Stato, quando Trenitalia ha acquisito MilleMiglia, e mette finalmente un punto fermo sui diritti dei vecchi soci Alitalia.