La nuova legge italiana sullo spazio stabilisce una specifica governance, dando ampi poteri di vigilanza e di regolamentazione all’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Prevede un Piano Nazionale per l’economia dello spazio (da aggiornare ogni due anni) e, con l’obiettivo di creare un ecosistema italiano orientato alla ricerca e all’innovazione di un settore ritenuto strategico, ne promuove l’accesso da parte delle imprese private, comprese PMI e Startup.
Negli appalti, almeno il 10% dei lavori dovranno essere affidati a piccole e medie imprese e startup innovative.
Legge sull’economia dello spazio
La legge 89/2025 è in vigore dal 25 giugno e contiene le disposizioni generali sulla governance di settore, ossia sul modo in cui le imprese possono operarvi. Le norme sull’immatricolazione degli oggetti spaziali messi in orbita definiscono le responsabilità sia degli operatori privati sia degli Stati, con particolare riferimento all’applicazione delle convenzioni internazionali.
Si finanzia poi l’economia dello spazio con un nuovo fondo al quale vengono destinati 35 milioni di euro nel 2025 e si prevedono sostegni alle imprese e misure per stimolare la partecipare delle PMI e delle Startup ai bandi.
Vigilanza all’Agenzia Spaziale Italiana
Il presidente dell’ASI, Teodoro Valente, definisce la legge «uno strumento essenziale che dota l’Italia di un quadro normativo all’avanguardia» per consolidare un comparto che, negli anni, «ha assunto un ruolo strategico non solo in ambito economico, ma anche nel più ampio contesto geopolitico, scientifico e industriale».
La legge si compone di 31 articoli, suddivisi in cinque macro aree. In materia di governance attribuisce all’ASI una serie di poteri regolamentari e di vigilanza.
L’Agenzia, sottolinea Valente, «avrà un ruolo di garante per lo sviluppo regolato, sostenibile e allineato con le priorità strategiche del Paese». Nel dettaglio, le viene attribuito «il compito di autorità nazionale per la regolazione tecnica delle attività spaziali con poteri di autorizzazione, vigilanza e sanzione. Si riempie, in questo modo, il vuoto normativo riguardante la regolamentazione delle autorizzazioni per lo svolgimento delle attività spaziali».
Registro Nazionale delle immatricolazioni
Ci sono ampie parti tecniche dedicate ad aspetti normativi, ad esempio in materia di immatricolazione degli oggetti spaziali in un Registro Nazionale e di obblighi di comunicazione per effettuare lanci: obiettivo della missione, coordinate precise del lancio, parametri orbitali. Definite anche le responsabilità degli operatori, pubblici e privati, che partecipano all’economia dello spazio, con regole precise da applicare a fronte di incidenti, danni, contratti assicurativi.
Piano nazionale ogni cinque anni
Per quanto riguarda il Piano nazionale per l’economia dello spazio, va messo a punto dal Comint (Comitato interministeriale per le politiche spaziali e la ricerca aerospaziale), deve avere un orizzonte di almeno cinque anni e viene aggiornato ogni due anni. Fondamentalmente questo piano deve quantificare i fabbisogni produttivi e di innovazione, programmare interventi e finanziarli. Viene anche istituito un nuovo Fondo per l’economia dello spazio, che potrà dare contributi a fondo perduto sulla base di regole da definire con decreto del ministero delle Imprese del Made in Italy. Ci sono poi altri stanziamenti previsti per specifiche iniziative, ad esempio per le comunicazioni via satellite.
Agevolazioni per le PMI negli appalti
Infine, nelle regole per gli appalti ci sono norme che mirano ad agevolare la partecipazione di piccole e medie imprese. Ad esempio, in caso di appalti non suddivisi in lotti, il bando di gara riserva, mediante subappalto obbligatorio, almeno il 10 per cento del valore del contratto alle start-up innovative e alle piccole e medie imprese. Fra i criteri di valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa, la stazione appaltante può considerare la quota petech frcentuale di esecuzione che l’aggiudicatario intende affidare a start-up innovative o a piccole e medie imprese in caso di ricorso al subappalto. Quando il subappalto viene svolto da start-up innovative o piccole e medie imprese, la stazione appaltante corrisponde l’importo dovuto direttamente al subappaltatore.