Tratto dallo speciale:

Autovelox firmato il Decreto Salvini su omologazione e tarature

di Anna Fabi

10 Giugno 2026 07:53

logo PMI+ logo PMI+
Firmato dal MIT il decreto autovelox su omologazione, verifiche e tarature periodiche: nuovo quadro per multe, ricorsi e dispositivi già installati.

Il decreto autovelox è stato firmato dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini: disciplina le procedure di omologazione, verifica e taratura iniziali e periodiche dei dispositivi usati per accertare le violazioni dei limiti di velocità. La firma chiude il tormentato iter ministeriale avviato dopo mesi di incertezza su apparecchi approvati e validità delle multe, tuttavia si limita al riordino delle regole tecniche per il futuro, senza trasformare automaticamente in regolari tutti i verbali già contestati.

Il provvedimento aggiorna il quadro già anticipato dal MIT dopo le pronunce della Cassazione del 2024, che avevano riaperto il contenzioso sulla distinzione tra dispositivi soltanto approvati e dispositivi effettivamente omologati. Centrale la distinzione tra apparecchi più autorizzati dal 2017 in poi e dispositivi precedenti, per i quali servono verifiche di conformità ai nuovi standard tecnici.

Decreto autovelox firmato dal MIT: cosa prevede

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha dunque finalmente confermato la firma del decreto che definisce le procedure per l’omologazione, le verifiche e le tarature degli strumenti di rilevazione della velocità. Il provvedimento punta a rendere uniforme il quadro applicativo dopo il contenzioso nato dalla distinzione tra dispositivi approvati e dispositivi omologati.

Diverse pronunce di Cassazione avevano messo in discussione le multe elevate con apparecchi “approvati” ma privi di omologazione; il decreto interviene su questo terreno, definendo una disciplina tecnica più chiara per l’uso degli autovelox e per la solidità degli accertamenti.

Omologazione autovelox e distinzione tra apparecchi vecchi e nuovi

Il decreto punta a stabilizzare un quadro normativo reso incerto dalle sentenze della Corte di Cassazione, che nel 2024 hanno messo in discussione la validità delle multe elevate con apparecchi soltanto approvati ma non correttamente omologati. Nel percorso anticipato dal MIT, la distinzione tecnica riguarda soprattutto l’anno di autorizzazione dei dispositivi. Gli apparecchi approvati dal 2017 in poi sono stati considerati più facilmente allineati ai requisiti tecnici, mentre per quelli precedenti resta necessaria una verifica di conformità agli standard fissati dal nuovo decreto.

Omologazione, verifiche e tarature periodiche

Il decreto prevede tre passaggi centrali: omologazione dei dispositivi, verifiche iniziali e controlli periodici di taratura e funzionalità. L’obiettivo dichiarato dal MIT è quello di garantire affidabilità della misura, tracciabilità delle operazioni tecniche e maggiore tenuta giuridico-amministrativa delle multe.

Per i Comuni e gli altri enti titolari dei dispositivi per l’accertamento, però, il problema non è tanto quello di installare o mantenere un autovelox su strada ma di poter dimostrare che s utilizzato in modo conforme alle procedure tecniche previste e che le verifiche successive siano eseguite nei termini richiesti.

Dispositivi già installati e censimento nazionale

La nuova disciplina si inserisce nel censimento nazionale avviato dal MIT sugli strumenti di rilevazione della velocità. In una precedente comunicazione, il Ministero aveva indicato circa 11mila dispositivi rilevati informalmente sul territorio, 3.800 registrati sulla piattaforma e poco più di mille automaticamente coerenti con i requisiti in fase di adozione.

Per gli automobilisti, a disposizione c’è la lista nazionale degli autovelox autorizzati, che consente di verificare marca, modello, matricola, collocazione e estremi del provvedimento ministeriale associato al dispositivo.

Secondo i dati indicati dal Ministero nella fase preparatoria del decreto, solo il 29% dei dispositivi registrati risultava coerente con i requisiti di omologazione e taratura previsti dal nuovo impianto tecnico. Gli apparecchi non allineati dovranno quindi essere verificati, aggiornati o dismessi per ridurre il rischio di ricorsi contro le multe.

Multe autovelox e ricorsi dopo il decreto

La firma del decreto non equivale a una sanatoria generale delle sanzioni già emesse. I ricorsi pendenti o i verbali già notificati continuano a dipendere dalla situazione del singolo dispositivo al momento dell’accertamento, dalla documentazione prodotta dall’ente e dagli orientamenti applicati da prefetti e giudici di pace.

Il decreto può ridurre il contenzioso futuro perché offre una disciplina più definita su procedure tecniche, verifiche e tarature. Per le multe già ricevute, invece, il controllo resta legato al verbale, alla postazione, agli estremi del dispositivo, alla taratura e all’eventuale prova dell’omologazione.

Come controllare un verbale autovelox

Chi riceve una multa autovelox dovrebbe verificare prima di tutto gli elementi indicati nel verbale: strada, chilometro, direzione di marcia, dispositivo utilizzato, matricola, data dell’accertamento e autorità che ha emesso la sanzione. La verifica pratica può seguire questi passaggi:

  • controllare se il dispositivo risulta presente nella lista nazionale MIT;
  • verificare marca, modello, versione e matricola indicati nel verbale;
  • controllare gli estremi del decreto di approvazione o omologazione riportati nella banca dati;
  • chiedere, se necessario, la documentazione sulla taratura periodica e sulla funzionalità dell’apparecchio;
  • valutare il ricorso solo dopo avere confrontato verbale, dati MIT e documentazione tecnica disponibile.

Cosa cambia per Comuni ed enti accertatori

Per Comuni, Province, Città metropolitane e gestori dei tratti stradali interessati, il decreto aumenta il peso della documentazione tecnica. Gli enti dovranno poter dimostrare che il dispositivo utilizzato per l’accertamento sia conforme alle nuove procedure e che le verifiche periodiche siano state tracciate correttamente.

Il punto è particolarmente sensibile per gli enti che hanno fatto largo uso degli autovelox come strumento di controllo della velocità e, in alcuni casi, come fonte rilevante di entrate da sanzioni. La nuova disciplina mira a separare la sicurezza stradale dall’uso degli apparecchi come strumento di incasso.

Dalla piattaforma TRIS al decreto MIT

Il vecchio schema di decreto era stato notificato sulla piattaforma europea TRIS, con termine per eventuali osservazioni di Stati membri e Commissione UE fissato al 4 maggio 2026. La firma del decreto chiude l’iter e apre la fase applicativa. Per conoscere gli effetti sui singoli dispositivi già installati servono però il testo definitivo e le istruzioni attuative, soprattutto per gli apparecchi più vecchi e per quelli non pienamente allineati ai nuovi requisiti.