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Ddl Appalti: verso nuove regole sui contratti pubblici

di Redazione PMI.it

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Legge delega di riforma dei contratti pubblici: nel Ddl Appalti entrano più semplificazioni, inclusione delle PMI, revisione prezzi e pagamenti rapidi.

Arriva in Aula al Senato la legge delega sulla riforma del Codice dei contratti pubblici, approvata dalla commissione Lavori. Il nodo prezzi è stato sciolto, facendo scattare la revisione «al verificarsi di eventi o situazioni oggettive di particolare rilevanza e non prevedibili al momento della formulazione dell’offerta».

Vediamo le ultime novità sul testo della riforma e sull’iter di approvazione.

La riforma degli contratti pubblici

Il provvedimento approvato in Commissione si compone di un articolo unico e contiene norme che armonizzano la disciplina italiana sugli appalti al diritto europeo, Obiettivo finale: razionalizzare, riordinare e semplificare la disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture. A tal fine, è stata prevista una delega al Governo per adottare, entro sei mesi dalla sua entrata in vigore, uno o più decreti legislativi recanti la disciplina degli appalti pubblici.

Il testo del Ddl Appalti

Nel testo finale del Ddl Appalti, che si inserisce nelle semplificazioni previste dal PNRR (il Recovery Plan italiano), viene prevista anche la valorizzazione dei criteri di prossimità (che favorisce la partecipazione delle PMI alle gare di appalto) e il divieto di sorteggio o altro metodo di estrazione casuale dei nominativi, se non in presenza di situazioni particolari e specificamente motivate.

Le modifiche in Commissione

  • Per favorire la partecipazione da parte delle micro e piccole imprese alle gare, è prevista la possibilità di procedere alla suddivisione degli appalti in lotti sulla base di criteri qualitativi o quantitativi, con il divieto di accorpamento artificioso dei lotti; questo, anche al fine di valorizzare le imprese di prossimità.
  • Per tutelare le imprese, viene previsto l’obbligo per le stazioni appaltanti di inserire nei bandi di gara, negli avvisi e negli inviti (in relazione alle diverse tipologie di contratti pubblici) un regime obbligatorio di revisione dei prezzi al verificarsi di particolari condizioni di natura oggettiva e non prevedibili al momento della formulazione dell’offerta, stabilendo che gli eventuali oneri derivanti dal suddetto meccanismo di revisione siano a valere sulle risorse disponibili del quadro economico degli interventi e su eventuali altre risorse disponibili per la stazione appaltante da utilizzare nel rispetto delle procedure contabili di spesa.
  • Nel rispetto del diritto europeo vigente, si promuove (da parte delle stazioni appaltanti) a forniture in cui la parte di prodotti originari di Paesi terzi che compongono l’offerta non sia maggioritaria.
  • Regole di partecipazione più chiare e certe, individuando le fattispecie che configurano l’illecito professionale di cui all’articolo 57, paragrafo 4, della direttiva 2014/24/UE.
  • Semplificazione delle procedure di pagamento da parte delle stazioni appaltanti del corrispettivo contrattuale, anche riducendo gli oneri amministrativi a carico delle imprese.

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Le linee guida del Ddl Appalti

Semplificazioni e sostenibilità sono alla base delle linee guida del Ddl Appalti. Per la viceministra delle Infrastrutture, Teresa Bellanova, la semplificazione interviene «non solo nelle fasi di affidamento ed esecuzione ma, come già indicato anche nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, anche in quella di pianificazione, programmazione e progettazione», con l’obiettivo di velocizzare «i processi attuativi guadagnando qualità, efficacia, trasparenza, garantendo finalmente alla pubblica amministrazione quel ruolo strategico da tempo invocato».

Il principio della semplificazione va di pari passo con quello della sostenibilità ambientale: «saranno introdotte misure volte a garantire il rispetto dei criteri di responsabilità energetica e ambientale nell’affidamento degli appalti pubblici e dei contratti di concessione, attraverso la definizione di criteri ambientali minimi e differenziati per tipologie ed importi di appalto».

Infine, sostenibilità sociale, «favorendo la partecipazione delle PMI alle procedure d’appalto, escludendo la possibilità di effettuare, in sede di offerta, ribassi relativamente ai costi della manodopera e della sicurezza, prevedendo l’applicazione delle medesime tutele economiche e normative per tutti i lavoratori impiegati nell’esecuzione dell’appalto (ivi compresi dunque quelli dei subappaltatori), garantendo, mediante l’inserimento dei bandi di gara, negli avvisi e negli inviti di specifiche clausole volte a garantire la stabilità occupazionale ed a promuovere le pari opportunità generazionali, di genere e di inclusione lavorativa».