Legge 626 e lavoro al computer: troppa tutela, un costo per l’azienda?

di Claudio Mastroianni

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Lavorare al computer? Oggigiorno non è poi così strano. Anzi, al contrario: sono sempre più le attività  che prevedono un impegno di fronte a un videoterminale. E come sa chi si trova davanti a un monitor per parecchie ore al giorno, questo tipo di occupazione può essere stressante e debilitante.

In quest’ambito – come in altri ambiti della sicurezza sul lavoro – la legge di riferimento è e resta la 626 del 1994, nonostante i recenti aggiornamenti dell’Agosto 2007. Proprio riguardo al lavoro al computer, l’articolo 54 della 626 afferma chiaramente:

In assenza di una disposizione contrattuale riguardante l’interruzione […], il lavoratore comunque ha diritto ad una pausa di quindici minuti ogni centoventi minuti di applicazione continuativa al videoterminale

Il valore di questa disposizione per l’impiegato d’ufficio è immediatamente evidente, certo. Per una volta però voglio mettermi dall’altra parte della barricata, e chiedervi: ma i manager d’azienda, cosa ne pensano di questa legge?

La cosa che mi balza subito all’occhio, ad esempio, è la quantità  di tempo “produttivo” perso dall’azienda per via di questa disposizione. Basta un semplice calcolo matematico: se ogni 2 ore è necessaria una pausa di 15 minuti, nelle classiche 8 ore d’ufficio 1 ora sarà  inutilizzata per via del fermo obbligatorio.

“Il tempo è denaro”, dice la saggezza popolare: che costo ha questo stop per l’azienda, giorno dopo giorno? È una domanda che giro soprattutto a voi lettori, per capire la vostra opinione e quali sono le vostre esperienze personali.

L’impressione è che questo articolo di legge sia considerato quasi come un fardello pesante da portare, e che siano in molti quelli che preferirebbero non rispettarla. Ma sono costretti a farlo.