TFR in busta paga: l’83% lo lascerà in azienda

di Francesca Vinciarelli

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L'indagine Confesercenti conferma il flop del TFR in busta paga, a non piacere è soprattutto la tassazione con aliquota ordinaria.

È ancora scarsa l’adesione dei lavoratori alla possibilità di anticipare il TFR in busta paga: ad oggi ne ha fatto richiesta solo il 6% dei dipendenti e, secondo le previsioni Confesercenti, quest’anno non ci sarà alcuna inversione di rotta e ben l’83% lo lascerà in azienda. L’opzione può essere esercitata a partire dal mese in corso e, oltre a quelli che hanno già aderito c’è un ulteriore 11% degli aventi diritto che ha dimostrato l’intenzione di farlo entro la fine del 2015. A rivelarlo è un sondaggio sul TFR condotto sui dipendenti privati e sugli imprenditori da Confesercenti in collaborazione con SWG.

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Dunque entro fine anno si prevede che il 17% dei dipendenti sceglierà di anticipare il TFR in busta paga, mentre l’83% lo lascerà in azienda dando respiro a molti imprenditori, soprattutto quelli con meno di 50 dipendenti, che ora gestiscono autonomamente il TFR dei propri lavoratori:

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Anche le imprese confermano: l’82% non ha ricevuto o pensa di non ricevere richieste di TFR in busta paga da parte dei propri dipendenti. Un’opzione che fa tirare un respiro di sollievo, visto che il 58% delle imprese che dovranno erogare il TFR in busta paga ritiene che avrà problemi di liquidità, in più il 79% delle imprese segnala di avere avuto difficoltà ad ottenere ottenere dalle banche finanziamenti finalizzati ad erogare ai propri dipendenti il TFR in busta paga. Probabile complice di questa scarsa adesione è anche il fatto che la scelta di anticipare il Trattamento di Fine Rapporto in busta paga ha un costo anche per i dipendenti:

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I lavoratori che hanno scelto di avere il TFR in busta paga lo hanno fatto per avere liquidità aggiuntiva:

  • per saldare debiti pregressi (24%);
  • da destinare alla previdenza integrativa (20%);
  • per effettuare acquisti di vario genere (19%).

Il 35% non ha ancora un programma preciso. Tra coloro che non hanno aderito:

  • il 58% non vuole erodere il TFR che ha accumulato e desidera percepirlo integralmente alla fine del proprio percorso lavorativo;
  • il 30% non ha aderito perché il TFR in busta paga è tassato con aliquota ordinaria e non ridotta come avviene quando si prende il TFR a fine del rapporto di lavoro;
  • il 10% non vuole mettere in difficoltà l’impresa per cui lavora;
  • il 2% perché sul luogo di lavoro hanno sconsigliato apertamente di farlo.

Mauro Bussoni, segretario generale Confesercenti, spiega:

«Dalla nostra indagine emerge chiaramente come gli italiani continuino a valutare positivamente l’istituto TFR, e ritengono che sia più utile mantenere intatta la liquidazione piuttosto che usufruire di poca liquidità in più ogni mese. Non a caso secondo il sondaggio il 67% dei dipendenti pensa che sia un intervento poco significativo, che non otterrà i risultati sperati. Sarebbe potuto essere più efficace se si fosse applicata anche sul TFR su base mensile la tassazione ad aliquota ridotta. Ma anche un’erogazione in un’unica soluzione, come se fosse una mensilità in più durante l’anno, avrebbe potuto aumentare il tasso di adesione. Dal punto di vista delle PMI desta invece grave preoccupazione la difficoltà che si incontra a reperire finanziamenti dal sistema bancario. Erano difficoltà note: non a caso il Governo aveva previsto dei meccanismi per sbloccare il credito necessario. Il decreto della presidenza del Consiglio dei Ministri con le modalità attuative del provvedimento, però, non è ancora stato approvato, e lo stesso è accaduto per l’accordo quadro tra ABI, MEF e Ministero del Lavoro che avrebbe dovuto rendere più facile, per le piccole e medie imprese, ottenere finanziamenti finalizzati all’erogazione del TFR in busta paga».

(Fonte: Confesercenti).