Redditometro: franchigia di 12mila euro l’anno

di Barbara Weisz

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L'Agenzia delle Entrate prepara la circolare sul Redditometro: meno peso ai dati statistici e franchigia da mille euro al mese in un anno, dopo il monito della Corte dei Conti sul rischio di utilizzo disinvolto dello strumento.

Sul Redditometro la nuova parola d’ordine è: prudenza. Il Fisco pensa di introdurre una franchigia da 12mila euro l’anno di scostamento fra presunta capacità di spesa e reddito dichiarato, così da non non far scattare nessun controllo. E’ in arrivo una circolare  dellAgenzia delle Entrate sul tema.

Questo, alla luce dei dubbi dei commercialisti e del monito della Corte dei Conti, che invita il Fisco ad evitare «un uso disinvolto di informazioni non verificate» nei controlli da marzo:

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Il tutto, in una cornice che vede i principali leader politici (Pierluigi Bersani,  Silvio Berlusconi, Mario Monti) impegnati in campagna elettorale e critici nei confronti del nuovo strumento di accertamento sintetico.

Franchigia

Nell’attesa circolare si spiegherà come applicare operativamente il Redditometro: del provvedimento si è parlato a Palazzo Chigi in un incontro fra Mario Monti e il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera.

Il vicedirettore dell’Agenzia, Marco di Capua, fornisce una serie di rassicurazioni: il Redditometro serve a intercettare «forme di evasione spudorata e finti poveri». E anticipa l’ipotesi di franchigia: uno scostamento di mille euro al mese non verrà considerato rilevante. Una “zona franca” che si aggiunge a quel 20% di tolleranza già previsto.

Metodo di calcolo

L’altro aggiustamento di rotta riguarda il peso degli elementi statistici nella determinazione sintetica del reddito: il Fisco intende privilegiare le spese effettivamente sostenute.

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Onere della prova

Si tratta di un punto delicato, anche perché è fra le pieghe dell’interpretazione dei poteri di accertamento sintetico del Fisco che si inserisce la questione dell’onere della prova. Il Fisco deve dimostrare che esistono spese incongruenti con il reddito, o può semplicemente presumerlo in base ai criteri di calcolo del Redditometro? E ancora: è il contribuente a doversi difendere dimostrando la copertura fiscalmente regolare delle proprie entrate?

Esiste una recente sentenza della Cassazione (la 23554 del dicembre 2012), che va incontro al contribuente: i dati statistici, o comunque non relativi a spese concrete, possono portare al massimo a una “presunzione semplice” di reddito, non a una “presunzione legale”.

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Ma una stringente interpretazione delle norme sul Redditometro (leggi il decreto attuativo) potrebbe in realtà portare a ribaltare il concetto: se il Fisco può basarsi su dati statistici, il contribuente si trova a dover dimostrare di non aver fatto qualcosa, c’è insomma un ribaltamento dell’onere della prova.

L’orientamento indicato nella Circolare dovrebbe essere questo: per far partire un accertamento, il Fisco deve avere prove concrete di spesa effettivamente sostenuta incompatibile con il reddito dichiarato.

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La Corte dei Conti

Il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, mette in guardia sugli «inconvenienti che l’uso di informazioni non corrispondenti alla realtà economico-sociale può determinare in sede di applicazione di sofisticati strumenti di accertamento quali il nuovo redditometro».

Il Redditometro è uno strumento «di grande rilievo strategico» che innova «profondamente l’accertamento del reddito delle persone fisiche», ma non è uno strumento di cui fare un uso disinvolto. Il sistema informativo della fiscalità va utilizzato come leva per la tax compliance e per contribuire alla riduzione dell’evasione.