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Flotte elettriche deducibili, ricariche esentasse, esenzione bollo a 125 kW: le proposte

di Barbara Weisz

25 Settembre 2026 08:59

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ANFIA, UNRAE e le altre sigle chiedono deducibilità al 60% e al 90% e massimali a 26mila euro, Federauto dice no: il risparmio IRES su un'auto da 40mila euro

Le imprese che scelgono auto aziendali elettriche e ibride plug-in potrebbero dedurre dal reddito una quota molto più alta dei costi della flotta. È il cuore della riforma fiscale delle flotte aziendali che ANFIA, ANIASA, Motus-E e UNRAE hanno proposto il 21 settembre 2026 al Ministero dell’Economia e alla Presidenza del Consiglio in vista della Legge di Bilancio 2027. Il pacchetto comprende anche la detassazione del rimborso che il dipendente riceve per la ricarica domestica dell’auto aziendale, oggi tassato in busta paga.

La federazione dei concessionari Federauto ha invece preso le distanze dalla proposta, sostenendo sì una revisione delle regole fiscali sulle flotte ma chiedendo anche incentivi tecnologicamente neutrali, oltre a rilanciare l’esenzione strutturale dal bollo auto.

In sintesi:

  • la proposta porta la deducibilità delle auto elettriche (BEV) dal 20% al 60% in pool e per i professionisti, e dal 70% al 90% in uso promiscuo ai dipendenti; le plug-in salgono al 40% e al 77% fino a 90 g/km di CO2, al 30% e al 73% oltre;
  • il costo d’acquisto fiscalmente riconosciuto passerebbe da 18.075,99 a 26.000 euro, il canone annuo di noleggio da 3.615,20 a 5.200 euro;
  • le associazioni stimano 515 milioni di euro di minori entrate e circa 400mila auto a zero e basse emissioni immatricolate nel canale aziendale fra il 2027 e il 2029;
  • una modifica all’art. 51 del TUIR escluderebbe dal reddito del dipendente il rimborso della ricarica domestica, con un costo stimato sotto i 2,5 milioni di euro;
  • Federauto chiede di rendere strutturale l’abolizione del bollo, limitarla ai veicoli fino a otto anni di età ed estenderla possibilmente fino a 125 kW.

Deducibilità auto aziendali elettriche: le aliquote proposte

Le associazioni  di categoria chiedono di triplicare la deducibilità dei costi delle auto aziendali elettriche usate in pool (ossia nonn assegnate ad uno specifico dipendente) o dai professionisti e di alzare quella delle elettriche assegnate in uso promiscuo ai dipendenti. Le plug-in avrebbero aliquote intermedie, graduate sulle emissioni di CO2:

Alimentazione Pool e Partite IVA Uso promiscuo ai dipendenti
elettrica a batteria (BEV) dal 20% al 60% dal 70% al 90%
plug-in fino a 90 g/km di CO2 dal 20% al 40% dal 70% al 77%
plug-in oltre 90 g/km di CO2 dal 20% al 30% dal 70% al 73%
benzina, diesel, ibride non ricaricabili 20%, invariata 70%, invariata

Le aliquote attuali sono quelle dell’art. 164, comma 1, lettere b) e b-bis) del DPR n. 917/1986 (TUIR). La deducibilità dei costi delle auto aziendali è ferma al 20% e al 70% dalla Legge di Stabilità 2013. La proposta tocca solo le auto ricaricabili e vale per acquisto, leasing e noleggio. È pensata come misura sperimentale per il triennio 2027-2029.

Il premio più alto va alle BEV in uso promiscuo. Secondo il documento, in quel canale le plug-in beneficiano già del fringe benefit ridotto introdotto dalla Legge di Bilancio 2025.

Nuovi massimali di costo per l’acquisto e noleggio

Il costo fiscalmente riconosciuto delle auto in pool salirebbe da 18.075,99 a 26.000 euro, e il canone annuo di noleggio deducibile da 3.615,20 a 5.200 euro. Oltre queste soglie la quota eccedente non si deduce.

I limiti vigenti sono la conversione in euro dei 35 e dei 7 milioni di lire fissati negli anni Novanta, mai rivalutati. Una rivalutazione piena porterebbe il massimale d’acquisto oltre i 31mila euro, secondo il calcolo riportato da Quattroruote. Le auto in uso promiscuo ai dipendenti non hanno un tetto di costo e restano fuori da questa parte della proposta.

Risparmi IRES: calcolo su un’auto green da 40mila euro

Su un’auto elettrica da 40mila euro in pool (non assegnata a un singolo dipendente), la proposta porterebbe il risparmio IRES complessivo da circa 868 a 3.744 euro, con un guadagno di quasi 2.900 euro in tutto il periodo di ammortamento. La tabella applica le aliquote proposte e l’IRES al 24% al solo costo d’acquisto. Esclude i costi di gestione, l’IRAP e l’IVA:

Auto da 40.000 euro Risparmio IRES oggi Con la proposta Differenza
BEV in pool 868 euro 3.744 euro +2.876 euro
plug-in fino a 90 g/km in pool 868 euro 2.496 euro +1.628 euro
plug-in oltre 90 g/km in pool 868 euro 1.872 euro +1.004 euro
BEV in uso promiscuo 6.720 euro 8.640 euro +1.920 euro
plug-in fino a 90 g/km in uso promiscuo 6.720 euro 7.392 euro +672 euro
plug-in oltre 90 g/km in uso promiscuo 6.720 euro 7.008 euro +288 euro

Per le auto non assegnate il vantaggio sarebbe duplice grazue al tetto di costo più elevato ed all’aliquota più alta. Oggi la parte di prezzo oltre soglia non genera invece deduzione ed in uso promiscuo agisce solo l’aliquota, quindi la differenza fra BEV e plug-in è decisamente marcata.

Sul noleggio a lungo termine l’effetto sarebbe invece visibile a livello annuale: con una quota di locazione di 7.200 euro l’anno, un’elettrica in pool porterebbe il risparmio IRES da circa 174 a 749 euro l’anno: circa 2.300 euro in più su un contratto di quattro anni. Le stime delle associazioni di categoria, calcolate sui prezzi medi 2025, indicano un beneficio medio di 2.800 euro per le BEV non assegnate e di 1.300 euro per quelle in uso promiscuo.

Ricarica domestica auto aziendale, richiesta rimborso esentasse

La seconda misura escluderebbe dal reddito di lavoro dipendente il rimborso che il datore di lavoro versa per l’energia usata a casa per ricaricare l’auto aziendale, modificando l’art. 51 del TUIR. Oggi quel rimborso è tassato. L’Agenzia delle Entrate (risposta a interpello n. 421 del 25 agosto 2023) lo considera un rimborso monetario di spese del lavoratore, estraneo ai beni e servizi forniti dall’azienda.

Con la risposta n. 237 del 10 settembre 2025 l’Agenzia ha invece escluso dal reddito l’energia fornita dal datore di lavoro e le card per le colonnine pubbliche. Il loro costo è già compreso nel valore forfettario delle Tabelle ACI su cui si calcola il fringe benefit delle auto aziendali.

Chi ricarica a casa paga quindi due volte sull’energia: nel benefit ACI e nell’IRPEF sul rimborso. Le associazioni stimano un aggravio di circa 212 euro l’anno per un’elettrica e 60 euro per una plug-in, su 15mila km con l’80% delle ricariche a casa. Sulle circa 25mila auto aziendali alla spina con accesso alla ricarica domestica, la detassazione costerebbe meno di 2,5 milioni di euro.

Federauto per la neutralità tecnologica degli incentivi

Federauto sostiene la revisione della fiscalità delle flotte ma non aderisce alla proposta delle quattro associazioni. Contesta le risorse pubbliche richieste per sostenere una sola tecnologia e il vantaggio competitivo che, a suo giudizio, andrebbe alle società di noleggio a lungo termine a scapito dei concessionari.

La federazione chiede una riforma «tecnologicamente neutrale», con una tassazione proporzionale alle emissioni di CO2 effettive dei veicoli, misurate sull’intero ciclo di vita e non solo allo scarico. Chiede anche regole stabili e uguali per tutti gli operatori, al posto di incentivi fuori da un quadro programmato.

Bollo auto strutturale chiesto fino a 125 kW

Federauto chiede di rendere strutturale l’esenzione dal bollo auto, riservandola ai veicoli con non più di otto anni di età e alzando, se possibile, la soglia di potenza oltre gli attuali 80 kW. La federazione considera l’esenzione una riduzione dei costi di gestione, e non un incentivo.

L’esenzione dal bollo auto nel 2027 prevista dall’art. 2 del decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162 spetta solo alle persone fisiche, per un solo veicolo assicurato, a benzina o gasolio anche ibrido, fino a 80 kW. Le auto aziendali intestate a società ed enti ne sono escluse, e la richiesta di Federauto non tocca questo limite.

Il decreto va convertito in legge entro il 16 novembre 2026, e il Parlamento può modificarne requisiti e platea. Il Governo ha annunciato l’abolizione a regime del bollo nella prossima legge di bilancio, dove si deciderà anche l’eventuale innalzamento della soglia di potenza.

Flotte aziendali in Italia: immatricolazioni ferme al 30%

Il canale aziendale (società, leasing finanziario e noleggio a lungo termine) vale poco meno del 30% delle nuove immatricolazioni in Italia, contro circa il 60% nell’Unione europea. Nel 2025 le BEV erano il 7% delle immatricolazioni aziendali e le plug-in il 12%, secondo il documento delle associazioni.

Con la riforma, la quota delle auto elettrificate nel canale aziendale salirebbe oltre il 30% nel 2029, con circa 400mila immatricolazioni a zero e basse emissioni fra il 2027 e il 2029. Le minori entrate, stimate in 515 milioni di euro, si distribuirebbero sui quattro anni di ammortamento o sulla durata dei contratti di noleggio. Le associazioni contano di finanziarle con la clausola di flessibilità europea sulla spesa per la transizione.

Lo Smart Mobility Report 2026 dell’Energy & Strategy del Politecnico di Milano, presentato il 23 settembre, misura il ritardo nelle flotte aziendali. Nelle 219 imprese analizzate, benzina, diesel e ibride non ricaricabili valgono il 73% delle auto, elettriche e plug-in il 25%, GPL e metano il 2%. Il 44% delle imprese nel 2025 non ha immatricolato nessuna BEV. La proposta di regolamento europeo sui Clean Corporate Vehicles, secondo il report, prevede per l’Italia dal 2030 un obiettivo del 69% di veicoli a zero e basse emissioni nelle nuove immatricolazioni delle grandi imprese.