Ristori Partite IVA: cosa fare se l’IBAN è sbagliato

di Barbara Weisz

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IBAN rifiutato nella domanda di contributo DL Sostegni: ecco i motivi di scarto e le procedure di correzione, caso per caso, per non perdere il ristoro.

E’ uno degli errori più comuni in sede di compilazione della domanda per i contributi a fondo perduto: l’indicazione di un IBAN scorretto può determinare lo scarto della richiesta o ritardi nel pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate. C’è una procedura online prevista nel caso in cui la banca, dopo che il contributo è stato autorizzato e versato dal Fisco, storni l’accredito a causa di un errato IBAN ma ci sono casi in cui l’incongruenza determina lo scarto della domanda.

=> Domanda di contributo DL Sostegni: istruzioni pratiche

IBAN nella domanda di ristoro

L’IBAN, ovvero il codice identificativo del conto corrente sul quale si richiede l’accredito del ristoro concesso dal Decreto Sostegni, deve essere indicato da coloro che scelgono di ricevere il contributo a fondo perduto con accredito diretto (non devono indicarlo coloro che optano per l’utilizzo della somma spettante come credito d’imposta in compensazione).

E’ fondamentale che l’IBAN indicato sulla domanda non sia solo corretto ma che individui un conto corrente intestato o cointestato al richiedente. Quindi, non è possibile usare il conto di un soggetto terzo, neppure un familiare: senza la corrispondenza fra i due dati, la domanda viene scartata. Come ricorda la Guida del Fisco: domanda, a

Errori su tale valore possono determinare lo scarto della richiesta e l’impossibilità di ottenere il contributo. Tale raccomandazione è rivolta, a maggior ragione, ai soggetti che trasmettono istanze per più richiedenti.

La corrispondenza fra l’IBAN indicato nella domanda e il codice fiscale è uno degli elementi che vengono verificati in sede di controlli formali nella lavorazione della domande presentate. E, se non c’è coerenza fra i due dati, la domanda viene scartata. In questo caso, il contribuente può presentare una nuova domanda, con la correzione dell’errore, entro il termine del 28 maggio.

Il Fisco segnala che, se l’istanza è scartata per invalidità dell’IBAN, il contribuente deve verificare l’esattezza del codice indicato nell’istanza. E’ infatti possibile che si riveli corretto e, in questo caso, è necessario approfondire il motivo del mancato riscontro con la banca. I più frequenti:

  • IBAN non più valido a seguito di fusione tra banche,
  • conto corrente chiuso,
  • conto corrente non intestato al soggetto richiedente (il mancato riscontro può essere dovuto a mancata, errata o incompleta valorizzazione del codice fiscale dell’intestatario nel contratto di apertura del conto).

Infine, è possibile che l’Agenzia delle Entrate verifichi la correttezza di tutti i dati e disponga il pagamento ma  poi la banca storna l’accredito. – i motivi possono essere (a titolo esemplificativo): IBAN non più valido, conto chiuso, conto non intestato al beneficiario – ed allora è possibile indicare all’Agenzia delle Entrate un nuovo IBAN valido su cui ottenere la riemissione del mandato di pagamento, utilizzando una specifica funzionalità web presente nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia.

Attenzione: questa funzionalità è utilizzabile solo dal richiedente e non all”intermediario. Bisogna entrate nella propria area riservata e selezionare il percorso “Servizi per → Richiedere” nel menu principale che si trova sulla sinistra dello schermo. Quindi, si clicca la voce IBAN per remissione accrediti contributo a fondo perduto e si inserisce il codice corretto.

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