Il Fisco indaga sui redditi esteri

di Barbara Weisz

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Questionari ai contribuenti con redditi esteri o altre attività non dichiarate, emersi tramite scambio automatico di dati fiscali internazionali.

Nuova operazione di compliance fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate, rivolta in particolare a redditi o altre somme portate all’estero e non dichiarate: ai contribuenti “a rischio” arriva uno specifico questionario, al quale bisogna rispondere per spiegare le anomalie su conti esteri, plusvalenze finanziarie o redditi da lavoro tassati in altri paesi.

La missiva concede al contribuente 15 giorni per rispondere, fornendo le spiegazioni e la documentazione necessaria oppure iniziando un percorso di regolarizzazione. Il contribuente che non risponde agli inviti va incontro a sanzioni da 250 a 2mila euro prevista dal dlgs 471/1997 (articolo 11), per chi non risponde ai questionari del fisco, e naturalmente rischia che vengano avviati veri e proprio controlli fiscali.

Si tratta di un’iniziativa resa possibile dal nuovo regime di cooperazione fiscale internazionale (CRS – Common Reporting Standard), che consente lo scambio di informazioni automatiche, in chiave anti-evasione.

Secondo l’ultimo report Ocse, ci sono circa 100 paesi che aderiscono al CRS (previsto nel 2014 ma di fatto operativo dal 2017), fra i quali l’Italia. In parole molto semplici, il protocollo internazionale prevede che gli intermediari finanziari comunichino alle autorità fiscali dei rispettivi paesi i dati dei clienti che hanno attività, conti o investimenti in paesi esteri.

In particolare, vengono condivisi i seguenti dati (immediatamente a disposizione del Fisco): numero di conto, nominativo, indirizzo, codice fiscale, data e luogo di nascita della persona oggetto di report, giacenza media annuale del conto. La principale differenza rispetto agli accordi bilaterali di cooperazione fiscale (che continuano a funzionare), è rappresentata dal fatto che il CRS non mette i dati a disposizione su richiesta delle autorità ma in forma automatica, inserendoli in una sorta di database internazionale.

In base a questi dati, nel 2018 l’Agenzia delle Entrate ha iniziato a inviare questionari ai contribuenti che sono chiamati a rispondere di eventuali redditi o somme di denaro o investimento detenuti all’estero, che non compaiono nella dichiarazione italiana.