Tratto dallo speciale:

Autofatturazione: quando farla e quando conviene

di Roberto Grementieri

scritto il

Auto-fatturazione: cosa è, come funziona, quando si applica, in quali casi è soggetta a fatturazione elettronica, come ci si comporta per scambi extra UE.

Il primo periodo dell’art. 21 del D.P.R. n. 633/1972, prevede la possibilità  che la fattura relativa ad una certa operazione possa essere messa direttamente dal cessionario o committente a un soggetto terzo, che provvederà  all’invio della stessa al cessionario o committente.

Ci sono casi in cui l’auto-fatturazione è un obbligo:

  • mancata ricezione di fattura;
  • documento fiscale indicante un importo inferiore al reale;
  • cessioni gratuite a titolo di omaggi0 aziendale;
  • autoconsumo personale o familiare o per fini che esulano dall’attività economica;
  • passaggi tra due attività IVA esercitate dal soggetto passivo;
  • sforamento plafond IVA da parte dell’esportatore;
  • provvigioni da agenzie in qualità di intermediari;
  • compensi ai rivenditori da esercenti del trasporto pubblico urbano e gestori di autoparcheggi;
  • estrazione dei beni dal deposito IVA nazionale;
  • cessionari produttori agricoli.

Caso probabilmente più diffuso di auto-fatturazione è quello derivante dall’applicazione dell’art. 17, secondo comma del D.P.R. n. 633/1972, secondo il quale «gli obblighi relativi alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato da soggetti non residenti nei confronti di soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato… sono adempiuti dai cessionari o committenti».

L’ultima ipotesi di autofatturazione che si propone è sicuramente meno conosciuta in quanto concerne l’autoconsumo di beni e servizi per fini estranei all’attività  dell’impresa o della professione. L’art. 2, quinto comma del D.P.R. n. 633/1972 assimila, infatti, alle cessioni di beni la destinazione di beni all’uso o al consumo personale o familiare dell’imprenditore o di coloro i quali esercitano un’arte o una professione o ad altre finalità  estranee all’esercizio dell’impresa.

A tal fine l’imprenditore o il professionista è tenuto ad emettere un’autofattura in unico esemplare da registrare nel registro delle vendite. Data la peculiarità  di tale cessione, che non prevede la corresponsione di un corrispettivo, la base imponibile da considerare ai fini dell’applicazione dell’Imposta sul Valore Aggiunto è il valore normale dei beni o servizi stessi autoconsumati.

=> Esterometro: istruzioni di fatturazione da gennaio 2021

Autofatture elettroniche

Le autofatture sono inoltre soggette alla normativa sulla fatturazione elettronica: è quindi necessario inviare questi documenti fiscali al sistema di interscambio SdI in caso cessione gratuita di beni se l’IVA è stata detratta all’atto dell’acquisto delle materie prime necessarie per la loro produzione o commercializzazione; cessioni gratuite di beni di costo unitario non superiore a 50 euro.

Autofatturazione per operazioni estere

L’Agenzia delle Entrate non si è espressa in merito alle autofatture per cessionari extra UE, che sembrano rientrare nella disciplina del Reverse Charge.

=> Operazioni intra-UE: obbligo di autofattura

Nel caso in cui il cliente o il soggetto terzo siano residenti in un paese con il quale non esiste alcuno strumento giuridico che disciplini la reciproca assistenza, secondo la norma primaria l’emissione della fattura è consentita solamente a fronte di una preventiva comunicazione all’Amministrazione Finanziaria, congiuntamente al fatto che il soggetto passivo nazionale abbia iniziato l’attività  da almeno cinque anni. In tale ipotesi si sostanzia la presenza di un mandato a fatturare, tramite il quale il soggetto obbligato si accorda preventivamente con il proprio cliente o il terzo, delegando al medesimo l’emissione della fattura in proprio nome e conto.

I Video di PMI