Partite IVA, Pmi: scarsa propensione ai servizi online

di Francesca Vinciarelli

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Partite IVA e Pmi risultano poco propense all’innovazione tecnologica, in particolare sono poco preparate sui servizi online, anche se coscienti che rappresentano il futuro della gestione documentale: i dati della ricerca di Fattura24.

Le partite IVA in Italia sono ancora troppo poco aperte all’innovazione e ai servizi online, come fatturazione elettronica e di condivisione documentale. Lo rende noto una ricerca condotta da Fattura24 sull’utilizzo di internet e delle tecnologie informatiche, compresi i servizi in Rete per la gestione documentale, da parte di professionisti, lavoratori autonomi e Pmi.

Quasi tutti gli intervistati hanno manifestato una scarsa predisposizione all’innovazione: il 79% dichiara di gestire i documenti contabili localmente sul proprio personal computer, il 44% di loro lo fa mediante pacchetti Office preinstallati, mentre il 35% circa utilizza strumenti contabili specifici e solo l’1% è ricorso a soluzioni online.

Patrizia Salvati, CEO di Fattura24 rivela che «il principale ostacolo all’innovazione non sembra legato alla resistenza al cambiamento ma alla scarsa preparazione tecnica che non permette di valutare complessivamente costi, benefici e rischi delle soluzioni più innovative».

Oltre la metà degli intervistati infatti (54%) non sa cosa sia il cloud computing, mentre solo il 12% di chi lo conosce risponde che non si fida di tale tecnologia.

Anche sulla PEC ci sono idee confuse: la utilizza solo l’11% , mentre il 54% degli intervistati ritiene che la posta elettronica certificata non serva per inviare e ricevere le fatture e il 7% non sa cosa sia.

I documenti contabili vengo consegnati ai rispettivi commercialisti in una gran parte dei casi direttamente a mano (46%), molti usano le email (40%) o li spedisce via fax (13%), nessuno utilizza un software di condivisione documentale.

Ma uno spiraglio di speranza per il futuro c’è: il 47% degli intervistati è sicuro che i servizi di fatturazione online rappresentino il futuro, anche se c’è un 24% che pone dei quesiti sulla sicurezza e solo il 4% ne fa già uso.