Il mercato dei mutui nel 2026 segna un doppio traguardo: gli importi medi salgono ai massimi degli ultimi dieci anni ed il tasso fisso registra numeri da record. L’analisi CRIF-MutuiSupermarket sul primo trimestre dell’anno fotografa inoltre un mercato più prudente davanti agli acquisti immobiliari, con una domanda di nuovi mutui e di surroghe in calo del 12,4%, a fronte di tassi meno vantaggiosi e d un crescente caro vita.
Importo medio dei mutui ai massimi da dieci anni
L’importo medio richiesto per un mutuo è arrivato a 161.059 euro, in aumento del 4,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta del valore più alto degli ultimi dieci anni (contro i 122mila euro circa del 2016). Le richieste si concentrano soprattutto nelle fasce centrali: il 30,6% riguarda mutui tra 100.001 e 150.000 euro, mentre il 31,3% si colloca tra 150.001 e 300.000 euro.
Durate più lunghe per alleggerire la rata
La distribuzione per durata mostra la ricerca di rate più compatibili con il reddito familiare. Il 43,5% delle richieste riguarda mutui tra 25 e 30 anni, la fascia più utilizzata nel primo trimestre 2026. Un altro 20,1% si colloca tra 20 e 25 anni, mentre i mutui oltre i 30 anni rappresentano il 7,4%.
L’allungamento del piano consente di ridurre l’esborso mensile, anche se aumenta il costo degli interessi nel tempo. Prima della richiesta si può anche calcolare online la rata mutuo confrontando i vari scenari.
Tasso fisso dominante tra le famiglie
Nel primo trimestre 2026 il tasso fisso ha raccolto l’86% delle preferenze, almeno sul canale online. La Bussola CRIF-MutuiSupermarket segnala che il fisso viene scelto anche nell’82% delle richieste di surroga e sostituzione. La quota scende lievemente rispetto ai trimestri precedenti, confermando la preferenza delle famiglie per una rata stabile, soprattutto in una fase di incertezza su inflazione, energia e politica monetaria.
Le surroghe di mutuo sul canale online nel primo trimestre 2026 interessano il 20% delle richieste. Nel 2025 avevano invece sostenuto il mercato.
Variabile più leggero solo nel breve periodo
Il confronto tra mutuo fisso e variabile si è dunque riaperto. A fine aprile l’Euribor a 3 mesi, riferimento dei mutui variabili, si colloca al 2,19%, mentre l’IRS a 20 anni, parametro del fisso, è al 3,28%, circa 0,65 punti sopra i livelli di dodici mesi prima.
Secondo le simulazioni, su un mutuo da 140.000 euro per acquisto casa, valore immobile 220.000 euro e durata 25 anni, il miglior tasso fisso disponibile è pari al 2,59%, con rata mensile di 634 euro. La migliore offerta variabile parte invece dall’1,95%, con rata di 590 euro. Il risparmio iniziale del variabile tende però ad assottigliarsi entro la fine dell’anno se l’Euribor seguirà le attese di rialzo dei prossimi trimestri.
Acquisto casa vs. sostituzione mutuo
La finalità “acquisto” torna a dominare le richieste online di mutuo. Nel primo trimestre 2026, i mutui per acquisto prima e seconda casa hanno rappresentato il 74% delle domande sul canale telematico.
Le compravendite residenziali hanno invece rallentato il passo nell’ultimo trimestre dell’anno, con un aumento dello 0,5%, dopo il +11,2% del primo trimestre 2025. La quota delle operazioni assistite da mutuo si conferma comunque elevata, al 44,9% del totale.
Prima casa giovani con credito bancario
La fascia 35-44 anni concentra la quota maggiore di richieste, pari al 47,7% nel primo trimestre 2026. Seguono i richiedenti tra 25 e 34 anni, con il 30,2%. Il mercato dei mutui per giovani rimane quindi centrale, soprattutto per chi punta all’acquisto della prima abitazione con un finanziamento lungo e una rata stabile.
Per gli under 36 e le famiglie con requisiti specifici lo strumento principe è il Fondo di garanzia per il mutuo prima casa, disponibile fino al 2027.
Un ultimo dato rilevato dall’analisi: gli immobili nuovi o riqualificati possono incidere sulle condizioni di finanziamento offerte dalle banche. Il mercato dei mutui green per case efficienti è sempre più solido e, per chi compra casa nel 2026, la classe energetica dell’immobile può quindi incidere sul costo del debito e sulla sostenibilità delle spese future.