La crisi geopolitica ed energetica ha iniziato a mordere anche il mercato del credito: le banche dell’area Euro hanno irrigidito gli standard di concessione dei prestiti nel primo trimestre 2026 con la stretta più pronunciata dal terzo trimestre del 2023. In Italia la contrazione è stata meno marcata ma le banche italiane si attendono un peggioramento netto già nel secondo trimestre in corso. È quanto emerge dall’indagine sul credito bancario (BLS) di aprile 2026, pubblicata il 28 aprile dalla Banca d’Italia nell’ambito di quella condotta dalla BCE.
La stretta creditizia più marcata dal 2023
Le banche dell’Eurozona hanno segnalato nel primo trimestre un inasprimento netto degli standard creditizi per i finanziamenti alle imprese pari al 10%, un livello superiore sia alle previsioni del trimestre precedente sia alla media storica. La BCE lo definisce l’irrigidimento più pronunciato dal terzo trimestre del 2023, con una tendenza cumulativa al restringimento avviata a metà del 2025. Alcune banche hanno indicato come causa esplicita la propria esposizione verso imprese ad alta intensità energetica e verso il Medio Oriente.
In Italia il quadro del Q1 è stato relativamente stabile: i criteri di offerta sui prestiti alle imprese sono rimasti invariati, così come le condizioni generali. I criteri applicati ai finanziamenti alle famiglie non hanno registrato variazioni nel comparto dei mutui, mentre sono stati lievemente irrigiditi per il credito al consumo. La situazione è però destinata a cambiare: le banche italiane si attendono per il secondo trimestre un inasprimento marcato per i prestiti alle imprese e di lieve entità per il credito al consumo, riconducibile in larga parte agli effetti dei recenti sviluppi geopolitici e sui mercati energetici.
Finanziamenti per investimenti fissi in calo
Sul fronte della domanda la dinamica è già cambiata. La richiesta di prestiti da parte delle imprese ha registrato una flessione, riconducibile soprattutto alle minori esigenze di finanziamento per investimenti fissi. Secondo la Banca d’Italia, i recenti sviluppi geopolitici avrebbero favorito un atteggiamento attendista delle imprese: con l’incertezza sui mercati energetici e il quadro internazionale instabile, le decisioni di investimento vengono rinviate. L’effetto è diretto sul canale bancario, con una riduzione delle richieste di finanziamento a lungo termine.
Per il trimestre in corso, le banche prevedono un ulteriore calo della domanda, con un inasprimento netto atteso del 19% per i prestiti alle imprese. Una compensazione parziale potrebbe arrivare dalla crescita delle esigenze di liquidità a breve: le imprese esposte ai rincari energetici e alle interruzioni delle catene di fornitura potrebbero richiedere finanziamenti per capitale circolante e liquidità precauzionale. Per le PMI, che dipendono dal credito bancario molto più delle grandi imprese, il deterioramento delle condizioni di accesso al credito si traduce in un aumento del costo del rischio e in criteri di selezione più stringenti.
Mutui stabili e credito in lieve crescita
Diversa la dinamica sul fronte delle famiglie. La domanda di mutui è rimasta nel complesso stabile nel Q1, con le famiglie che mostrano una preferenza per la liquidità precauzionale rispetto agli impegni a lungo termine. Il credito al consumo ha invece registrato una lieve crescita, sostenuta da una maggiore spesa in beni durevoli e da un miglioramento della fiducia dei consumatori. Il dato appare in controtendenza rispetto al clima generale, ma riflette la tenuta dei consumi correnti in una fase in cui le decisioni di acquisto importanti vengono rinviate.
Le condizioni di offerta sui mutui non hanno subito variazioni in Italia nel primo trimestre, mentre il credito al consumo ha visto un lieve irrigidimento. Per il secondo trimestre le banche prevedono un calo della domanda anche sul fronte delle famiglie, con il clima di incertezza che tende a frenare le decisioni finanziarie a lungo termine.
Le previsioni Bankitalia 2026
Le banche hanno segnalato nel Q1 un peggioramento delle condizioni di accesso sul mercato monetario, accompagnato da un lieve miglioramento per i titoli di debito a breve termine e per i depositi. Per il secondo trimestre le condizioni di accesso peggiorerebbero per quasi tutte le fonti di finanziamento principali, con l’impatto più marcato sui titoli di debito a medio-lungo termine.
Il quadro complessivo che emerge dal BLS di aprile è quello di un mercato del credito che entra in una fase di correzione dopo mesi di relativa stabilità. La combinazione di crisi energetica, tensioni geopolitiche e attese di inasprimento bancario rischia di ridurre l’accesso al credito proprio nelle fasi in cui le imprese hanno maggiore bisogno di liquidità.
Secondo Allianz Trade, la crisi nel Golfo aggiunge 7.000 insolvenze aziendali nel solo 2026: un segnale che il peggioramento del credito non è un fenomeno isolato, ma si inserisce in una spirale di pressioni che colpisce in modo asimmetrico le imprese più esposte ai costi energetici e alle catene di fornitura internazionali.