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Le politiche cripto di Trump mettono a rischio anche l’inflazione

di Anna Fabi

6 Giugno 2025 16:00

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Bitcoin come riserva federale e token $TRUMP sollevano i dubbi degli economisti sul rischio di instabilità monetaria e di inflazione negli Stati Uniti.

L’Amministrazione Trump ha lanciato una serie di iniziative nel settore delle criptovalute che stanno suscitando un intenso dibattito economico. Tra queste, l’istituzione di una riserva strategica nazionale in Bitcoin e il lancio del token $TRUMP, ossia di un asset digitale legato al nome del presidente. Presentate come strumenti per rafforzare l’indipendenza finanziaria e contenere l’inflazione, queste misure potrebbero in realtà contribuire ad alimentarla.

Bitcoin come riserva nazionale: protezione o fragilità?

Il governo statunitense ha annunciato di voler impiegare parte dei Bitcoin confiscati nel tempo per costituire una riserva strategica digitale. L’idea di fondo è quella di creare un’alternativa all’oro come bene rifugio statale, capace di offrire protezione in contesti di crisi e svalutazione del dollaro. Tuttavia, il Bitcoin è un asset soggetto a forti oscillazioni di prezzo e privo di strumenti di stabilizzazione interna. L’inserimento di una criptovaluta volatile nel bilancio pubblico rischia di introdurre incertezza nei meccanismi di risposta fiscale e monetaria, specialmente in fasi di inflazione crescente.

Token $TRUMP: promozione politica con effetti collaterali

A rafforzare la svolta cripto è arrivato il lancio del token $TRUMP, promosso da ambienti vicini al presidente. Con una capitalizzazione stimata in oltre 10 miliardi di dollari, il token è stato proposto come simbolo della politica economica alternativa voluta dalla nuova amministrazione. Ma la concentrazione dell’80% dei token in mani legate alla famiglia Trump solleva interrogativi di governance e trasparenza. Più ancora, la sua diffusione può generare un effetto ricchezza artificiale tra i detentori, portando a un aumento dei consumi non supportato da reale crescita economica. Questo squilibrio tra domanda e offerta rischia di spingere ulteriormente i prezzi al rialzo.

Un rischio concreto per la stabilità monetaria

Il legame tra criptovalute e inflazione è tutt’altro che neutro. Se da un lato il Bitcoin è stato pensato come copertura contro l’inflazione, dall’altro la sua adozione istituzionale senza un’adeguata cornice normativa può ridurre l’efficacia delle politiche monetarie tradizionali. La Federal Reserve, privata di strumenti diretti su parte dell’economia digitale, potrebbe trovarsi meno reattiva di fronte a dinamiche inflazionistiche.

A ciò si aggiunge il rischio reputazionale: il dollaro funziona anche perché è considerato stabile e affidabile. Qualora gli investitori internazionali percepissero incertezza o un conflitto d’interessi nelle nuove politiche economiche, potrebbero disinvestire, provocando una svalutazione del dollaro e l’aumento del costo delle importazioni.

Ricadute su economia e finanza globale

Gli effetti indiretti non riguardano solo gli Stati Uniti. Una maggiore instabilità del dollaro può impattare sull’intero sistema commerciale internazionale. Le imprese estere attive negli scambi con gli USA potrebbero trovarsi esposte a un incremento del rischio di cambio, a una volatilità nei flussi di pagamento e a uno scenario macroeconomico meno prevedibile.

Anche in ambito finanziario, la crescente commistione tra strumenti privati e governance statale può indebolire la fiducia generale nei mercati, alimentando dinamiche speculative difficilmente controllabili.