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Conto corrente e conto deposito: come scegliere e risparmiare

di Barbara Weisz

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Conto corrente per gestire liquidità e spese, conto deposito per incrementare il rendimento sul risparmio: le differenze di costo, uso e remunerazione.

Sono entrambi strumenti bancari che consentono di depositare e gestire denaro effettuando operazioni, la vera differenza fra conto deposito e conto corrente consiste nella modalità di utilizzo e nelle finalità. Vediamo in questa guida le caratteristiche dei due strumenti e i consigli per una scelta oculata che permette di risparmiare.

Conto corrente: cos’è e come funziona

Il conto corrente consente di gestire il proprio denaro. Le operazioni possono essere effettuate fisicamente in filiale o digitalmente da remoto, utilizzando carte o servizi di home banking.

Secondo Bankitalia, 47,7 milioni di italiani sono titolari di almeno un conto corrente, aperto presso una banca o alle Poste, dove si depositano somme di denaro e si possono compiere svariate operazioni. Le più frequenti: deposito, ritiro contante con bancomat, carte di credito, assegni, bonifici, domiciliazione bollette, accredito stipendio, pensione o qualsiasi altra somma (fornendo il proprio IBAN).

Conto corrente: i costi

I costi dipendono dal prodotto che si sceglie.  Ogni istituto di credito ha una proprio offerta di per il conto corrente, spesso segmentata in base a specifiche esigenze.

Ci sono sempre un conto base con i servizi minimi (bancomat/carta di credito/operazioni) e conti personalizzati per giovani, pensionati, professionisti e imprese. Oltre alle banche ci sono anche numerose società fintech che offrono il conto corrente abbinato magari a servizi evoluti. Il conto corrente prevede spese fisse e i costi delle singole operazioni (prelievi, bonifici, libretto assegni, domiciliazioni utenze, carte e via dicendo). In genere, nel canone base è ricompreso un certo numero di operazioni annue. Ci sono anche conti corrente a zero spese, che non hanno costi fissi ma prevedono un costo per le singole operazioni.

Perché aprire un conto corrente

I conti correnti sono praticamente indispensabili per utilizzare il denaro e prevedono anche una remunerazione, che varia a seconda del prodotto scelto. In base all’ultima indagine della Banca d’Italia, la remunerazione media 2020 è stata pari allo 0,2% per una spesa di gestione del conto pari a 90,9 euro annui. Le spese fisse ammontano in media a 64,1 euro rappresentando quindi i due terzi del costo complessivo.

Come scegliere il conto corrente

Una fonte utile per la scelta del conto corrente è la guida Bankitalia. Ecco le variabili da valutare:

  • preferenza conto online o classico in filiale;
  • operazioni necessarie ogni mese;
  • bancomat: costo del prelievo presso sportelli diversi dal proprio istituto;
  • carta di credito: (costi fissi (più eventuali interessi se con pagamento rateale) e dei relativi prelievi;
  • domiciliazioni (utenze, bollette, affitto);
  • fido per conto in rosso, con costi inferiori al normale finanziamento;
  • servizi aggiuntivi come ad esempio un deposito titoli (prevedono costi ulteriori).

Dopo avere messo a fuoco le proprie esigenze, sarà più facile valutare le offerte e scegliere quella maggiormente adatta. E’ sempre importante consultare i documenti che la banca fornisce all’apertura del conto, in cui vengono dettagliate tutte le condizioni e i costi.

Ad ogni modo, è sempre possibile cambiare conto corrente, spostandosi da una banca all’altra: la legge sulla portabilità garantisce un automatismo in questo senso, la vecchia banca non può mettere ostacoli all’operazione.

Vantaggi e svantaggi del conto corrente

Il vantaggio del conto corrente è la semplicità di gestione del denaro, in modo flessibile in base alle esigenze. Dalla domiciliazione delle utenze  e all’accredito dello stipendio alla generazione di carte fisiche o virtuali per lo shopping online e le transazioni digitali. L’unico rischio è quello di fallimento del proprio istituto: in questo caso, il correntista è coperto dal Fondo interbancario di tutela dei depositi, che assicura fino a 100mila euro per ogni correntista.

Ci sono poi serie di elementi a cui prestare attenzione. Per esempio: superare il fido comporta il rischio che la banca chieda di rimborsare subito tutto il passivo; emettere assegni scoperti significa incorrere in una segnalazione alla centrale rischi interbancaria, che può comportare blocchi dell’operatività; non proteggere adeguatamente codici e PIN espone al rischio di furti di identità e di denaro.

Cosa sono i conti deposito e come funzionano

Il conto deposito è uno strumento di risparmio. Gli strumenti per la gestione del denaro sono meno numerosi del conto corrente ma la remunerazione è più alta,  perché il risparmiatore tiene più a lungo fermi i risparmi. Spesso, il conto deposito viene utilizzato come il vecchio libretto di risparmio per accantonare somme, anche a favore di altre persone (un caso classico, è quello dei genitori che aprono il conto per i figli).

Un requisito quasi sempre richiesto per aprire un conto deposito è l’essere già titolari di un conto corrente. Non necessariamente nella stessa banca (anche se gli istituti tendono a privilegiare questa ipotesi, offrendo condizioni migliorative).

Il conto deposito può essere libero o vincolato. Nel primo caso, si possono costantemente sia versare sia prelevare soldi. Il conto vincolato, invece, offre un rendimento maggiore ma prevede un periodo prestabilito (tendenzialmente, da tre mesi ai cinque anni) durante il quale non si può intaccare il risparmio accumulato. In realtà è sempre possibile svincolare i soldi, ma l’operazione comporta costi aggiuntivi.

I vari prodotti sul mercato hanno caratteristiche diverse. In genere, i conti deposito permettono di effettuare versamenti, ricevere bonifici ed effettuare prelievi. Contrariamente al conto corrente che può andare in passivo, il conto deposito deve essere sempre in attivo.

Conti deposito: quali costi

In genere i conti deposito non prevedono costi di apertura e di gestione (come i conti correnti) ma ci sono banche che  applicano queste spese, quindi è sempre opportuno verificare le condizioni di apertura. Le due voci di costo che sempre hanno i conti deposito sono l’imposta di bollo e la tassazione.

  • L’imposta di bollo è pari allo 0,2% della somma investita.
  • La tassazione è quella delle rendite finanziarie, con aliquota al 26%, che si applica sui rendimenti.

I conti deposito prevedono infine la possibilità di uscire in anticipo dal periodo vincolato ma potrebbero esserci penali; in altri casi si perde solo al differenza di rendimento.

Quanto si guadagna con un conto deposito

I rendimenti variano a seconda del prodotto che viene scelto. In genere, il conto vincolato prevede interessi più alti, perché la banca remunera il risparmiatore che blocca i soldi investiti per un determinato periodo di tempo. Attenzione: i rendimenti che vengono indicati nei prospetti informativi sono lordi, quindi bisogna sempre tener presente la tassazione. Sia l’aliquota fiscale sia l’imposto di bollo vengono direttamente trattenuti dalla banca, quindi i soldi che alla fine arrivano in tasca al risparmiatore sono netti. In base alla somma investita, ai rendimenti previsti e alle tasse, si può determinare la remuneratività dell’investimento.

Esempio: per un investimento di 10mila euro su un conto deposito con tasso lordo dell’1,2% il guadagno lordo è di 120 euro, da cui togliere le tasse pari a 31 euro e l’imposta di bollo di 20 euro. Il guadagno netto annuo sarà pari a 69 euro.

Come scegliere il conto deposito

Il prodotto finanziario deve sempre corrispondere all’esigenza specifica del risparmiatore. Come per tutti i prodotti finanziari, il risparmiatore partirà dunque da una fase di assessment sulle proprie esigenze. La prima variabile da considerare è la tipologia di conto, se vincolato o libero.

  • Chi vuole accantonare una somma e si ritiene sufficientemente sicuro sulla possibilità di non toccarla per un determinato periodo di tempo, sceglierà un conto vincolato, ottenendo rendimenti più alti.
  • Se l’esigenza del risparmiatore è di remunerare il denaro meglio di quanto non faccia il conto corrente senza però vincolarlo, in modo da averlo sempre a disposizione, sarà più adatto un conto libero anche se meno remunerativo.

Un’altra variabile importante è l’importo del deposito. Spesso è infatti previsto un investimento minimo iniziale. L’ultima variabile da considerare è il tempo. Tendenzialmente, un conto vincolato per un periodo di tempo più lungo offre rendimenti maggiori.

Vantaggi e rischi del conto deposito

Anche per il conto deposito è prevista l’assicurazione fino a 100mila euro. La Centrale interbancaria rimborsa sempre questa cifra, anche a fronte del fallimento della banca (fino a un massimo di 200mila euro in caso di cointestazione). Al di sopra di questa cifra si incamera il rischio default della banca.

I vantaggi principali sono determinati da: sicurezza dell’investimento, semplicità di gestione, flessibilità rispetto a eventuali esigenze di liquidità. Il punto a sfavore è rappresentato dal fatto che i rendimenti sono relativamente bassi. A cui si collega il rischio di bassa remunerazione del capitale visto che non c’è protezione dall’inflazione.

In conclusione, si tratta di un investimento che presenta vantaggi soprattutto sul breve termine e per chi ha media disponibilità economica e orizzonti temporali non molto ampi. Anche in questo senso, tuttavia, un elemento da valutare sempre è il rendimento sui conti vincolati per diversi anni.

Differenze tra conto corrente e conto deposito

Alla luce di quanto analizzato, possiamo esemplificare nel modo seguente la differenza tra conto corrente e conto deposito:

  • il conto corrente è uno strumento operativo (prelievi, versamenti, pagamenti, bonifici) per gestire il capitale nel quotidiano, a un costo variabile in base al  al servizio e alla banca scelta;
  • il conto deposito è uno strumento di risparmio, con tassi di rendimento per il risparmiatore, che può accantonare il patrimonio rivalutandolo.

Quale conviene

La scelta tra un conto corrente ed un conto deposito è strettamente legata alle finalità. Il primo è comunque uno strumento indispensabile per tutti, che non permette di guadagnare ma che ha piuttosto dei costi; il secondo conviene aprirlo soltanto nel momento in cui si ha una quota di  capitale che si vuole “mettere a rendimento”, forti di una remunerazione che rispetto al conto corrente prevede un minimo di rendimenti accettabili, soprattutto se si vincola il capitale anche solo per pochi mesi.